Altre riflessioni sull’ascolto

Ascoltare ed essere ascoltati. E’ questo il segreto di una società che si dice realmente democratica. Questo è anche il principio della comunicazione. Ma purtroppo sembra che avvenga sempre meno.

Più che l’ascolto cerchiamo il consenso, vogliamo che l’altro si dichiari d’accordo con noi, che condivida il nostro pensiero.

Quanto è lontano questo atteggiamento dallo spirito socratico del dialogo filosofico per il quale si sosteneva che è meglio che le nostre idee vengano confutate dagli altri perché in tal modo possiamo liberarci da eventuali errori e avvicinarsi alla verità!

Ma, in realtà, abbiamo paura delle idee diverse dalle nostre in una società come quella in cui viviamo e in cui siamo diventati ormai “un gregge spersonalizzato”.

Abbiamo paura dell’alterità, quando propone un orizzonte diverso da quello comune nel quale siamo immersi.

Preferiamo parlare in modo fàtico, senza sapere nulla, e senza ascoltare gli altri o fingendo di farlo, in un dialogo fasullo e stereotipato, una chiacchiera a vuoto che ci costringe, come dice Heidegger, “a parlare tutti e tutti insieme”. (E’ il modo più sbagliato in cui qualcuno intende la democrazia!)

In altri termini, sembra che siamo capaci solo di parlarci addosso, cosi ché il nostro non è più un dialogo ma un “monologo degli eremiti di massa”, come ha detto giustamente Umberto Galimberti.

Ha ragione Papa Francesco quando asserisce che spesso all’ascolto preferiamo l’origliare. In realtà, in questo modo ci illudiamo di poter accedere a pensieri e idee, che qualcuno non dice esplicitamente, o, al contrario, riuscire a carpire segreti, non per imparare qualcosa di utile ma per sfruttarne la conoscenza al fine di strumentalizzare gli altri.

E’ il gusto della curiosità negativa, il gusto del gossip, del pettegolezzo, che si nutre di equivoci e, alla fine, ha sempre scopi meschini.

Come si possono cambiare le cose? Bisogna imparare ad ascoltare! Ma è difficile e faticoso farlo.

Nel rapporto con l’altro, l’ascolto richiede sempre la virtù della pazienza e la capacità di lasciarsi sorprendere dalla verità, anche se si tratta solo di un piccolo frammento di verità, nella persona che ci sta parlando.

Se questi ci apre il suo mondo interiore, il suo cuore, non dobbiamo sprecare questo momento ma cercare di accoglierlo con lo stupore del bambino e la consapevolezza dell’adulto, come sostiene il cardinale Casaroli.

Nella comunicazione pubblica, invece, che si è fatta sempre più fitta e continua grazie alle innovazioni tecnologiche, il compito deve essere quello di riflettere sulle notizie che ci arrivano, saperle analizzare, non fermarsi mai alla prima osteria, o seguire solo chi riteniamo la pensi come noi.

E’ necessario valutare fonti diverse, voci diverse, soppesare se possono realmente essere serie e affidabili. Dubitare di chi assembla concetti e contenuti, facendo un banale “copia e incolla”, di chi ci presenta una marmellata di informazioni che, come un cibo “spazzatura”, ha un sapore meno sgradevole ma non ha alcun contenuto utile per la nostra crescita umana e sociale. Anzi, può fare male.

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