L’inclusione in azienda e il tokenismo

La cultura dell’inclusione in azienda non è facile da perseguire. Non si tratta semplicemente di impedire comportamenti irriguardosi, insolenti, evitare mini aggressioni o vere e proprie emarginazioni . Si tratta di creare una diffusa mentalità che parta dal rispetto dell’altro e delle sue differenze individuali e riesca a coinvolgere ogni persona presente nell’organizzazione, ad ogni livello. E’ evidente che l’esempio più determinante è quello che arriverà dall’alto.

Per far questo, le parole rappresentano un potente strumento: in realtà, sono il mezzo più importante che abbiamo perché tutti possano sentirsi rispettati e apprezzati. Usare un linguaggio pertinente, accurato e rispettoso aiuta chi fa parte della comunità a essere se stesso, senza timore di venire giudicato o fatto oggetto di critica o derisione per aspetti che riguardano la sua personalità.

Il politically correct nasce proprio da questi presupposti, per rispettare e difendere i gruppi minoritari, che possono essere soggetti a forme di discriminazione. Consiste in pratica nel fare ricorso a un comportamento controllato, a partire dal linguaggio, che eviti termini spregiativi o allusioni che mettano in cattiva luce chi manifesta problemi di identità sociale, sessuale, fisica, ecc.

Evitare ipocrisie e tokenismo

Ma, lo ripetiamo, non può limitarsi a questo. Il rischio è che tali atteggiamenti, se non fondati su principi e valori autentici e condivisi, siano considerati vuota retorica o anche ipocrita mascheramento della realtà al solo scopo di sottacere verità scomode per non offendere la suscettibilità di certe minoranze.

Si può addirittura arrivare al fenomeno del cosiddetto “tokenismo” (dalla parola inglese “token” che significa gettone, inteso come moneta provvisoria per svolgere attività limitate, come in una sala giochi) che definisce il comportamento per cui, ad esempio, in un’azienda vengono reclutate persone che appartengono a delle minoranze allo scopo di crearsi l’immagine pubblica di azienda inclusiva, anche se in realtà non è affatto così.

Per fare in modo che un’organizzazione diventi una comunità coesa e armonica è necessario che si crei una consapevolezza culturale diffusa che incoraggi gli individui al rispetto e alla comprensione reciproca, favorendo la collaborazione tra persone di diversa estrazione, evitando che alcune possano essere emarginate o escluse.

Come capire se chi lavora in un’azienda ha metabolizzato questa visione?

La gente crede che l’inclusione richieda grandi strategie. In realtà, spesso per capire se in un’azienda vengono rispettati questi principi, basta assistere a qualche riunione, esaminare dei semplici scambi di e-mail, dove si discute di qualche progetto importante o qualche aggiornamento.

Ed è proprio da queste piccole azioni quotidiane che si capisce se in azienda si sta costruendo qualcosa di autenticamente utile rispetto all’inclusione delle persone. In certi casi, si può ricorrere a periodici sondaggi, affrontando temi espliciti, quali la sicurezza, le opportunità, l’empowerment, il senso di appartenenza.

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