La torcia, il riflettore e il giocoliere

Quando viene a mancare l’attenzione, diamo la colpa alla vita frenetica e stressante che facciamo, ai tempi sempre più convulsi del nostro lavoro, che ci allontana dagli obiettivi che abbiamo in mente e fa calare sempre di più la nostra concentrazione. E’ un processo molto pericoloso della cui gravità ci rendiamo conto, spesso in maniera drammatica, solo quando gli errori che facciamo aumentano, e l’attività che svolgiamo ci pesa sempre di più.

Porre la giusta attenzione alla vita e al lavoro regola anche il modo in cui percepiamo la nostra esistenza, in cui pensiamo i nostri pensieri, viviamo i nostri sentimenti, archiviamo i nostri ricordi, sviluppiamo i nostri sogni, le nostre aspirazioni per il futuro. Una ricercatrice, che ha vissuto sulla sua pelle i problemi di mancanza di attenzione, è convinta che così facendo perdiamo il controllo sul 50% della nostra vita.

La studiosa in questione è Amishi Jha, una signora di origine indiana, neuro scienziata, ricercatrice presso l’Università di Miami che ha scritto recentemente su questo tema il libro che si intitola Peak Mind: Find Your Focus, Own Your Attention, Invest 12 Minutes a Day.

Che cosa dice, in sostanza, Jha?

Secondo la studiosa il nostro “sistema di attenzione” è composto da tre sottosistemi che debbono funzionare in armonia. E’ come se noi possedessimo una torcia, quando desideriamo focalizzare la nostra attenzione su un punto specifico, un riflettore quando vogliamo illuminare una zona più ampia e aperta. Questi due strumenti sono guidati da quello che lei definisce un giocoliere che di volta in volta e, a seconda dei nostri obiettivi, usa la torcia o il riflettore.

Facciamo un esempio. Quando guidiamo l’auto mettiamo in funzione il riflettore, cioè osserviamo l’insieme, guardiamo la strada, i vari segnali e semafori, controlliamo la velocità del veicolo, osserviamo le altre auto, i ciclisti, i pedoni, senza fissare l’attenzione su qualcosa in particolare. Il giocoliere, che ha la funzione di supervisore, dirà quando usare la torcia, cioè mettere in funzione l’attenzione focalizzata, nel caso di una necessità improvvisa, ad esempio un cane che attraversa la strada, dandoci il tempo (si spera) perché si possa frenare ed evitarlo.

Il riflettore, secondo la ricercatrice, è il nostro sistema di orientamento perché ci dà una visione di insieme, la torcia è il sistema di allerta, che consente di dirigere e concentrare in modo selettivo l’attenzione su un determinato punto. Quello che lei chiama “il giocoliere” sarebbe la funzione “esecutiva”, che prende la decisione più adeguata a seconda delle diverse circostanze.

Gli antichi Greci l’avevano già capito

Amishi Jha

Se vogliamo, si tratta di un esempio semplice e che in qualche modo gli antichi Greci ci avevano già insegnato. Loro avevano molti modi per definire il verbo vedere. “Orao” che significa avere uno sguardo contemplativo, simile al riflettore di cui abbiamo parlato prima. Da questo termine deriva la parola panorama. “Scopeo”, che è uno sguardo mirato, da questo termine deriva anche scopo, telescopio, microscopio, ecc. E’ lo sguardo di chi vuole analizzare il particolare. Si riferisce soprattutto agli scienziati. Cioè, tornando all’esempio di Jha, di chi usa la torcia.

E chi fa il “giocoliere”? Anche i Greci avevano capito che c’è una differenza fondamentale tra ciò che sto cercando (visione generale) e ciò che voglio trovare (visione particolare). Una specie di intervallo nel quale devo operare una sintesi tra questi due tipi di sguardo, generale e particolare. Questo momento i greci lo chiamavano kairos, che significa appunto il momento giusto, più opportuno per far fronte ad una determinata circostanza (favorevole o meno): ad esempio, accorgersi di un cane che improvvisamente attraversa la strada. Per i Greci la scelta non era più soltanto nelle mani dell’uomo ma della fortuna, del caso, degli dei. E, forse, non avevano tutti i torti…

Su questo tema torneremo con un altro articolo tra qualche giorno.

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