Innovare nella società e in azienda per evitare di essere… stupidi

Sotto certi aspetti la pandemia e, ora, anche la guerra servono a scuotere dalle fondamenta certi atteggiamenti da parte di alcuni manager a non farsi domande di ampio respiro, a rimanere ottusamente concentrati su speculazioni contingenti, incapaci di correlare i dati rispetto a un insieme più ampio e articolato di avvenimenti.

L’organizzazione di certe imprese (e quindi la produzione) è spesso basata sulla ripetizione, sugli ordini, su strutture anelastiche da cui sembra impossibile uscire. Sappiamo bene, invece, che un servizio o un prodotto per acquisire valore sul mercato deve contenere una dose di innovazione. Un riferimento importante o solo accennato alla realtà…

Ma per innovare non basta ripetere pedissequamente. Occorre essere creativi. E i creativi, quelli veri, sanno che non possono farlo per conto proprio, devono confrontarsi, integrare i propri dati con quelli di altre realtà, adattarsi al nuovo, che sia positivo o negativo (pandemia, guerra), in poche parole, rischiare.

L’arma vincente in queste situazioni complesse sarà proprio la creatività, quella diffusa, organica e solidale. Chi finge di non vedere le difficoltà che si affacciano all’orizzonte e confida in un ottimismo miope e gretto si comporta da stupido e gli stupidi sono molto pericolosi, per sè e per gli altri, come ci ha ricordato Carlo M. Cipolla a suo tempo.

  1. Gli stupidi danneggiano l’intera società;
  2. Gli stupidi al potere fanno più danni degli altri;
  3. Gli stupidi sono più pericolosi dei banditi perché le persone ragionevoli possono capire la logica dei banditi non quella degli stupidi;
  4. Le persone ragionevoli sono vulnerabili rispetto alle azioni degli stupidi perché:
    – generalmente restano sorpresi dall’attacco che subiscono;
    – non riescono ad organizzare una difesa razionale perché l’attacco non ha alcuna struttura razionale.

Stupidità è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.” (Einstein)

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