Democrazia e stati autoritari: quali differenze?

Da sinistra a destra: Elon Musk, Jeff Bezos, Bill Gates, Bernard Arnault e Warren Buffett

In questi tempi di guerra, cerchiamo di tenere ben distinti i concetti di democrazia e di autoritarismo. Ma, qualche volta, alla gente comune non riesce facile capire, ad esempio, quale sia la differenza tra i tycoon (magnati) americani e gli oligarchi russi.

Una recentissima notizia: il 16 aprile 2022, con un patrimonio netto di circa $ 251 miliardi, Elon Musk è la persona più ricca del mondo, seguita da Jeff Bezos ($ 176 miliardi), Bernard Arnault ($ 143 miliardi); e Bill Gates ($ 130 miliardi). Warren Buffett è la quinta persona più ricca del mondo, con 125 miliardi di dollari.

Cosa rimane allora della democrazia se all’opera ci sono oligarchie molto potenti, molto remote, sempre più decisive? L’oligarchia è il governo dei pochi, è un sistema che concentra il potere a danno dei molti, in contrasto con l’idea democratica del potere diffuso tra tutti. Se è comprensibile per i regimi autocratici, lo è molto meno per quelle che si definiscono democrazie.

Se gli Usa sono una democrazia, preoccupa una affermazione tratta dal periodico Limes: “Il sistema politico americano è gestito da una ristrettissima élite fondata sulla ricchezza e radicata nelle grandi famiglie. Il Congresso è centrale, le lobby pure, la Casa Bianca molto meno”.

Oggi viviamo in un tempo in cui il concetto di democrazia, come principio, come idea, come forza legittimante, è fuori discussione. Critichiamo, giustamente, i Paesi dove a causa dell’autoritarismo (Russia, Cina, ad esempio) il potere è controllato da poche persone che possono condizionare le scelte politiche.

Purtroppo, anche nei nostri regimi democratici questo fenomeno dell’oligarchia è presente. E, quando si instaura, lo fa mascherandosi, senza mai presentarsi apertamente, come un’entità usurpatrice. Apparentemente, addirittura, sembra il risultato del successo di persone che hanno saputo gestire nel modo migliore la propria capacità imprenditoriale. Persone, insomma, che meritano il posto che occupano!

Questo loro potere si fonda sul denaro e sul loro collegamento reciproco che altro non è che un sistema finanziario globale in cui il denaro alimenta il potere e il potere alimenta il denaro. A ciclo continuo. E’ vero che quella finanziaria è una forma oligarchica diversa da quella tradizionale. Però è egualmente così forte e invasiva che sa trasformarsi in pressione politica, lavorando sotto traccia e svuotando di senso la democrazia.

La domanda che oggi ci poniamo drammaticamente allora è: perché il sistema democratico è costretto a ruotare intorno al benessere di un potere essenzialmente fondato sulla speculazione e sulla ricchezza come condizionamento di ogni scelta politica?

Per i cittadini, è possibile reagire e tornare a essere da sudditi a cittadini?

Suggeriamo a questo proposito la lettura di “La maschera democratica dell’oligarchia”. Un dialogo, di Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky, Edizioni Laterza.

Qualcuno dirà. Ma la differenza di ricchezza tra chi gestisce il potere e la gente comune c’è sempre stata. Una informazioni che non tutti conoscono: nella Roma imperiale, secondo un recente studio realizzato da Jeffrey Winters della Northwestern University, ai tempi di Augusto i 500 senatori più facoltosi erano circa 10 mila volte più ricchi di un qualsiasi cittadino libero, mentre oggi i 500 americani più abbienti sono 40 mila volte più ricchi di un cittadino con un reddito medio.

Miglioramenti non ce ne sono stati tanti dopo 2000 anni… anzi! E in futuro?

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