Clean Power. Il principio di reciprocità: c’è l’energia pulita? Allora deve anche esserci il potere “pulito”

Alcuni ricercatori hanno scoperto che chi usa il potere con meccanismi machiavellici (scusa, Niccolò, se uso l’aggettivo che proviene dal tuo cognome in modo negativo), cioè manipolazioni, pettegolezzi, ecc. vengono rapidamente identificati e isolati e in breve tempo perdono il loro potere. Chi, al contrario, usa il potere in modo più attento, premuroso ed estroverso, ha molte più possibilità di conservarlo.

Quindi, il potere “pulito” esiste e funziona meglio di uno più subdolo. Oltre ad avere più possibilità di resistere nel tempo. Questo, almeno sembra valere nelle aziende e nella vita di ogni giorno. Nel caso del potere politico, ad alto livello, ci vuole più tempo, ma alla fine viene smascherato anche quello quando ci si accorge che è tossico. Purtroppo, non è cosa semplice né rapida, soprattutto se si opera in condizioni di libertà limitata, anche perché nel frattempo i danni causati da chi gestisce questo potere sono spesso drammatici. Qualsiasi riferimento a situazioni attuali è voluto.

Ma torniamo al potere “pulito”. Si può ottenerlo? E come si fa? C’è chi è convinto che sia possibile. Il suo nome è Art Petty, ha scritto il libro “Leadership Caffeine”, dove ha raccolto alcune idee per sviluppare la capacità di guidare gli altri attraverso un “Clean Power”.

La cosa più importante è creare reti solide e affidabili.

Cosa intende l’autore per creare reti solide? Significa anzitutto avere una mappa sempre aggiornata delle persone e delle imprese che possono influenzare la propria area di attività e responsabilità, favorendone o meno il successo e nel contempo intervenire nei confronti di quelle che possono essersi indebolite.

Poi impegnarsi a fondo per ampliare tale rete il più possibile, prendendo contatto con aziende e influencer non conosciuti al fine di allargare il proprio bacino di relazioni esterne.

L’idea di base è quella di adottare un approccio positivo, cioè di fornire anzitutto un aiuto concreto (e non di facciata) a coloro ai quali ci rivolgiamo, prima di pensare di poter ottenere qualcosa che sia utile a noi. Creare un clima favorevole che faciliti la condivisione, in termini di suggerimenti, proposte, idee. Già questo comportamento riduce eventuali possibili conflitti sul nascere e favorisce eventuali future e proficue collaborazioni.

L’idea trainante è quella di sfruttare il principio di reciprocità, ampiamente studiato da Robert Cialdini e altri, che significa semplicemente che se faccio qualcosa per qualcuno, questa persona prima o poi si sentirà obbligato a fare qualcosa per me. Gli individui che si sforzano di accrescere la loro influenza nelle organizzazioni sono profondamente consapevoli del principio di reciprocità e lo applicano liberamente, aiutando i loro contatti di rete a svilupparlo a loro volta.

La generosità, se onesta, non è mai “pelosa”

“Fare favori” potrebbe sembrare una operazione che va al di là del limite di un “potere pulito”, in quanto potrebbe apparire una forzatura psicologica per costringere qualcuno a fare quello che vogliamo. In realtà, è un atteggiamento più che normale e rientra nel rapporto di scambio reciproco che si sviluppa sempre sul posto di lavoro. Se poi questo favore non si concretizza in un vantaggio per noi, non importa. Quello che conta è aver seminato. In futuro, il nostro gesto, generoso e apparentemente a vuoto, potrebbe inaspettatamente tornare utile.

Art Petty

Basti pensare – dice sempre Petty – a quante volte le persone ci chiedono qualcosa mentre svolgiamo la nostra attività quotidiana. A seconda del ruolo che svolgiamo, probabilmente riceveremo molte richieste di aiuto o di supporto generale per varie iniziative. Sebbene sia impossibile dire di “sì” a ogni richiesta, possiamo però quasi sempre trovare un modo per aiutare e favorire una risposta positiva o comunque che faccia apprezzare il nostro impegno.

Se abbiamo svolto un buon lavoro con lo sviluppo della nostra rete di relazioni, molte delle richieste, infatti, potrebbero benissimo essere soddisfatte dai nostri contatti o referenti, a cui possiamo dirottarle, incrementando i collegamenti della rete in modo fruttifero, anche senza che ci si debba impegnare direttamente.

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