Stig Dagerman: gerarchia, cerchio di ferro che blocca l’uomo

Stig Dagerman

Stig Dagerman, autore svedese di grande talento, visse a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e andò incontro a grandi tragedie personali e familiari, fin dall’infanzia, anche se con il suo lavoro letterario ottenne una fama precoce.

Aveva una grandissima sensibilità, era osses­sionato dal tempo e dalla morte, incapace di sottrarsi alle pressioni che si sentiva imporre dalla società e più ancora dalla propria intransigenza, era convinto che il valore di un uomo non può essere misurato dalle sue prestazioni e che nessuno può richiedergli tanto da intaccare la sua voglia di vivere.

Vi sono sempre le parole da opporre a ogni tipo di sopraffazione, «perché chi costruisce prigioni s’esprime meno bene di chi costruisce la libertà». Ma se anche queste non bastano, rimane il silenzio, «perché non esiste ascia capace di intaccare un silenzio vivente».

Fulvio Ferrari ha scritto di lui: “Dagerman è un anarchico sui generis: è consapevole del fatto che il suo ideale è irrealizzabile, e questa consapevolezza si rafforza soprattutto dopo la sconfitta dei libertari nel corso della guerra spagnola (1936-39). Tuttavia ritiene che sia eticamente giusto, nonché inevitabile, continuare a comportarsi coerentemente con le proprie convinzioni. I suoi temi preferiti sono la paura e l’angoscia, sentimenti che segnano la condizione esistenziale dell’uomo, ma anche la critica sferzante all’organizzazione gerarchica della società, che stringe l’uomo in un “cerchio di ferro.

Tuttavia, Dagerman ritiene che sia eticamente giusto, nonché inevitabile, continuare a comportarsi coerentemente con le proprie convinzioni.

L’uomo, infatti, non può sfuggire, per quanto si trinceri dietro una costante ricerca di sicurezza, a una paura strisciante – proprio come quella evocata dal serpente, titolo della sua opera d’esordioche nasce dalla consapevolezza della morte, dell’intrinseca finitudine dell’esistenza.

Qui sta il suo grande pessimismo. Per quanto possiamo impegnarci per migliorare la nostra condizione, finanche realizzando l’utopia di una società autenticamente giusta, non riusciremo mai a sopprimere questi sentimenti.

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