Il meta-messaggio nelle e-mail. Attenti anche alle maiuscole

Massimo Dall’Olio, psicologo e formatore, ha scritto un bel libretto dal titolo “Imparare dai conflitti” Edizioni FrancoAngeli (19 euro). L’autore parla di conflitti tra persone, delle relazioni difficili che possono creare ostacoli o problemi ma che, con un po’ di buona volontà, possono essere gestite al meglio per favorire una crescita personale.

Oggi, che siamo in mezzo a un conflitto ben più grande, come la guerra, ci chiediamo: l’uomo può imparare dai conflitti? Verrebbe da dire di no. Gramsci l’aveva già detto: “La storia insegna ma non ha scolari”. Guardare il passato per capire il presente è un’operazione importante e utile ma sembra che pochi vogliano farla sul serio. Lasciamo ai lettori la possibilità di rifletterci sopra. Non è nostra intenzione affrontare questo il tema.

Il meta-messaggio

Mentre invitiamo a leggere il libro, molto interessante, qui ci vogliamo soffermare sul problema del “meta-messaggio” che è sollevato da Dall’Olio. Semplificando al massimo, mentre il messaggio è il contenuto, cioè quello che vogliamo trasmettere all’altra persona, il meta-messaggio è il modo in cui lo trasmettiamo. Quindi ha un valore di relazione nei confronti dell’interlocutore. Non ha solo un aspetto formale ma chiarisce il significato del contenuto (talvolta lo può persino ribaltare, pensiamo al tono ironico di certe frasi).

Ed ecco un esempio che fa l’autore su come il meta-messaggio influenzi anche un messaggio scritto in una mail. In certi casi, basta rispondere scrivendo in stampatello maiuscolo anche un contenuto che a noi non sembra particolarmente aggressivo per cambiare il senso del messaggio. Infatti il MAIUSCOLO può essere percepito dal ricevente come una frase urlata, una sottolineatura molto forte che lascia intendere insofferenza, astio, ecc.

Quindi, attenti ai meta-messaggi, controllateli prima di farli partire perché spesso veicolano contenuti involontari o inconsapevoli che possono danneggiare la comunicazione. E poi, è vero che il nostro ego, se non viene tenuto a bada, si insinua anche nei meta-messaggi in modo subdolo e implicito e può farci fare una pessima figura.

Il problema non è poi del tutto ozioso visto che alcune start-up stanno cercando di applicare tecniche di machine learning e sentiment analysis da inserire nei più diffusi programmi di posta elettronica per verificare il tono delle mail e impedire di rispondere immediatamente a messaggi provocatori, in modo da risparmiarci reazioni che potremmo poi rimpiangere amaramente.

Ancora non sembra che i risultati siano soddisfacenti. Nel frattempo, continuiamo a mettere in funzione il nostro autocontrollo, e prima di rispondere in modo piccato a una mail (anche solo usando le maiuscole), respiriamo profondamente e contiamo fino a dieci. E’ sempre il rimedio più efficace.

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