Effetto spaziatura o effetto spazzatura?

Chi conosce l’“effetto spaziatura”? E’ una scoperta che risale alla fine dell’Ottocento e la si deve allo psicologo Hermann Ebbinghaus che, in sostanza, sosteneva che per imparare occorre ogni tanto fare delle pause. In altri termini, se stipiamo il nostro cervello di nozioni tutto in una volta, avremo risultati modesti e ricorderemo molto poco di quanto abbiamo studiato.

Pochi però hanno imparato questa lezione. Gli studenti la sera prima dell’esame, continuano a studiare come matti per recuperare il tempo perduto. Ma questa full immersion darà risultati decisamente scadenti, oltre allo stress del mancato riposo.

Hermann Ebbinghaus

Ma anche gli insegnanti e i relatori nei convegni sono ancora convinti che sia necessario stipare in un discorso di meno di un’ora un’infinità di concetti, dimenticando che chi li ascolta potrà ricordarne solo una minima parte.

Perché le persone non prestano attenzione a come funziona il cervello – quello proprio e quello degli altri – nel processo di apprendimento? I vecchi modelli di apprendimento resistono anche se ormai sappiamo bene che il flusso continuo di informazioni che ci arriva da diverse fonti rende sempre più difficile memorizzare e incanalare in modo fruttifero le conoscenze.

Chi può permettersi il lusso di ritagliarsi del tempo o crearsi dello spazio (spaziatura diceva appunto Ebbinghaus) per riflettere e incamerare dati realmente necessari per migliorare la nostra conoscenza? Tenendo conto anche del fatto che siamo costretti ogni momento a una sempre più necessaria azione di filtro per estrarre dalle informazioni che ci arrivano in continuazione quelle inutili o inattendibili o, peggio ancora, false?

Oggi, più che l’effetto spaziatura prevale l’effetto “spazzatura”. In certi casi, il nostro cervello è come le strade di certe città, piene di cumuli maleodoranti di immondizia. Cerchiamo di evitarli ma non sempre ci riusciamo. La colpa però non può essere solo nostra. E’ anche di chi non sa differenziare le notizie, scegliendo tra quelle utili e quelle inutili. Di chi usa un packaging esagerato per veicolare informazioni che non hanno alcuna importanza, ecc.

La metafora l’avete capita, no? E se il cervello è in queste condizioni, non sarà facile per i neuroni sani che restano viaggiare tra le sinapsi senza imbrattarsi

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