Educare è elaborare la coscienza e contestare il futuro contro le servitù del nostro tempo

Marina Garcés

Marina Garcés ha scritto un bel libro, intitolato “Scuola di apprendisti edizioni Nutrimenti, 2022. Tra l’altro, la filosofa spagnola sostiene – cosa quasi ovvia – che “Non esiste un sapere non appreso, gli esseri umani devono sempre apprendere, anche a vivere, sempre che si possa dire che impariamo davvero a farlo. Apprendere non significa accumulare, possedere o incorporare conoscenze. È un’attività relazionale”.

Educare perciò non è applicare un programma. Educare è accogliere l’esistenza, elaborare la coscienza e contestare il futuro. Dentro e fuori dalle scuole, l’educazione deve essere l’invito ad assumersi il rischio di imparare insieme, contro le servitù del nostro tempo.

Si capisce in questo senso che se l’educazione è qualcosa che avviene tramite la convivenza, l’educazione a distanza, oggi attraverso internet e in passato con altri mezzi, può essere utile a determinati fini ma non assolve a quello che è il suo vero compito.

Oltretutto, l’accesso aperto alla conoscenza e all’informazione da parte di tutti, almeno in via ipotetica, infrange il monopolio dell’insegnante sul sapere, e questa può essere una buona cosa. La sua parola può essere messa in discussione. Ma nel contempo, però, favorisce l’idea che ciascuno può avere la propria opinione senza ascoltare gli altri. Anche, e soprattutto, coloro che dovrebbero avere il compito di educare. E che, quindi, dovrebbero avere gli strumenti più adatti per avvicinarci in modo corretto alla conoscenza.

Ecco, allora, che nella scuola vi è la necessità di tornare ad apprendere non tanto nozioni e informazioni, quanto la capacità di discutere in modo costruttivo, a partire dall’ascolto, per essere in grado di argomentare e di rettificare, rivedere le proprie posizioni. In questo senso, siamo tutti apprendisti!

Un’altra osservazione molto pertinente della Gracés è la seguente: “Viviamo in tempi in cui il futuro è segnato da una catastrofe imminente; dominati dalla paura e dall’incertezza non viviamo il presente, non lo vediamo. Ci abituano alla competizione, alla vergogna che diventa scarto societario – concetto che già Bauman ha trattato in molti suoi libri – fino a farci credere che siamo un prodotto e, se non ben confezionato e adattabile, possibile scarto a riempire le discariche del mondo”.

Per quanto riguarda il tema dell’uguaglianza, Gracés afferma un’altra cosa importante: “la questione non è che alcuni hanno di più e altri di meno, ma che in pochissimi detengono il monopolio tanto della ricchezza quanto delle possibilità di vita della maggioranza. Questo accade attraverso regimi politici “fortemente democratici”, ma se guardiamo alle cose in termini sociali siamo ancora lontani dal vivere in democrazia. C’è una rottura interna nelle nostre società che la scuola non potrà riparare da sola, ma che nemmeno si potrà superare senza educazione”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...