Il ruolo del leader in un mondo di incertezze

Abbiamo un po’ tutti l’impressione che il mondo stia cambiando più rapidamente rispetto alla nostra capacità di adattamento. Mentre sembra si sia ridotta la tensione della pandemia, che ha inciso non poco in questi ultimi due anni, con interruzioni o rallentamenti nelle attività aziendali e commerciali, si fanno avanti altri, altrettanto preoccupanti, problemi legati alle ripercussioni di una guerra ai confini dell’Europa.

Sembra difficile ritrovare un senso di normalità quando la prospettiva di un cambiamento imprevedibile e rapido sembra incombere su ogni nostra decisione. Questa incertezza si fa sentire nelle aziende ad ogni livello, a cominciare da chi ha maggiori responsabilità.

Il ruolo del leader in un clima di incertezza

I leader, infatti, sono quelli più esposti a questo stato di cose e, oltre alle doti che ci si attende da loro in circostanze normali, devono far fronte al forte stress che il clima di incertezza generalizzata provoca, senza venire meno ai principi e ai valori in grado di garantire una gestione delle organizzazioni efficace ed efficiente.

Di fronte a situazioni di crisi, i leader infatti devono tenere sotto controllo le loro reazioni, senza essere tentati dall’idea che consolidare la propria autorità decisionale possa favorire maggiore fiducia, né, al contrario, che sia sufficiente mostrarsi ottimisti ad oltranza per non far percepire il rischio che si sta correndo. In un modo o nell’altro, la propria credibilità potrebbe subire duri contraccolpi.

L’equilibrio mentale si regge su sei basi

Come fare, allora, per mantenere un sano equilibrio mentale di fronte a situazioni spesso estreme che è necessario affrontare con rapidità? Secondo la Healthy and Grounded Leader, società americana fondata da Bob Rosen, occorre prestare attenzione agli aspetti che concorrono alla salute delle persone che hanno più o meno responsabilità in azienda.

Bob Rosen ne ha individuati sei e li definisce radici perché è proprio su di esse che si regge la solidità di una persona, secondo il principio che dice “Chi sei, guida ciò che fai”. Ecco un grafico, opportunamente da noi adattato, che le rappresenta sinteticamente.

Un diagramma esplicativo

Il pericolo delle emozioni

Delle sei basi su cui si regge l’equilibrio dei leader – in realtà quello di ogni persona – la più delicata è senz’altro quella che nel grafico definiamo “salute emotiva”. Perché le forti emozioni possono far deragliare anche la persona più stabile ed equilibrata.

In balia della paura, dell’incertezza, quando il futuro ci appare sempre meno chiaro, siamo tentati di reagire rapidamente, dando retta a degli impulsi, ma rischiamo di sbagliare e di avere in seguito rimpianti o rimorsi.

Il problema, però, non sono le emozioni in sé ma il fatto che è molto meno facile gestirle e se, non opportunamente controllate, finiscono per ripercuotersi su ognuno degli altri cinque aspetti che riguardano l’equilibrio generale della persona.

Infatti:

  • impediscono di analizzare la situazione in cui ci troviamo in modo lucido e razionale (salute intellettuale)
  • alterano o incrinano il processo decisionale (salute professionale),
  • aumentano la possibilità di conflitti con altre persone (salute sociale),
  • mettono in dubbio i nostri valori e principi fondanti (salute spirituale),
  • si ripercuotono sul nostro corpo con reazioni psicosomatiche (salute fisica).

Il controllo delle emozioni

A questo punto ci chiediamo: è possibile controllare le emozioni? Su questo tema, complesso e vastissimo, si è scritto molto e qui non possiamo che sfiorare l’argomento.

La cosa importante da sottolineare, però, è che intuitivamente, quando ci troviamo di fronte a situazioni difficili e che suscitano reazioni emotive particolarmente forti, pensiamo di dover reagire a dei fatti e a delle situazioni esterne che ci stanno destabilizzando e ci sfugge il fatto che le risposte emotive che proviamo in realtà sono determinate dalla nostra stessa percezione di quegli eventi e situazioni.

Per chiarire meglio il concetto, le nostre reazioni e i nostri stati d’animo dipendono esclusivamente dalla nostra personale percezione delle cose piuttosto che dalle cose in sé.

E’ vero che purtroppo non scegliamo noi le situazioni difficili con le quali siamo costretti a confrontarci ma la nostra reazione a tali situazioni, quella sì, dipende da noi e possiamo controllarla, influenzandola.

Cosa dicono le neuroscienze

Controllare le emozioni non significa reprimerle, evitarle o placarle, significa passare da una reazione automatica, impulsiva, istintuale, ad una risposta intenzionale.

Quando si sente il ​​bisogno di reagire è perché il cervello emotivo (l’amigdala nel sistema limbico) ha la precedenza sul cervello razionale (la corteccia prefrontale), dove vengono prese le decisioni più riflessive e pensate.

Quindi, non siamo prigionieri delle nostre emozioni. Anche se si sarebbe tentati di pensarlo. Dobbiamo solo tenere conto che la corteccia prefrontale ha bisogno di più tempo per entrare in azione e, quindi, occorre aspettare che le emozioni scatenate dall’amigdala si dissipino, evaporino lentamente. Il tempo varia da persona a persona e dalla sua capacità di autoregolamentarsi.

La ristrutturazione cognitiva

Gli esperti suggeriscono un percorso in tre fasi chiamato “Ristrutturazione cognitiva” per aiutare le persone a prendere possesso di queste esperienze emotive negative, ed affrontarne il “lato oscuro”, passandoci in mezzo, senza esserne in alcun modo condizionati.

La prima fase è averne piena consapevolezza, che si raggiunge osservando il nostro modo quotidiano di pensare e di reagire alle circostanze negative, come fossimo osservatori esterni, non coinvolti da quanto sta accadendo, scoprendo i limiti e le caratteristiche delle nostre reazioni.

La seconda fase è comprendere che reagire d’impulso può creare guai peggiori e che esistono altri modi più ragionati e corretti per affrontare certe situazioni. Modi che vanno appresi e utilizzati, mettendoli in pratica continuamente, finché non diventano un meccanismo sotto il nostro controllo, capace di disinnescare qualsiasi risposta eccessivamente impulsiva.

Se ti rendi conto che puoi lavorare sulla tua dimensione mentale e influenzare a tuo favore i pensieri, puoi dire tranquillamente di avere raggiunto la terza fase, cioè la dimensione in cui ti senti completamente responsabilizzato.

Certo, non è un processo facile, molti elementi potrebbero concorrere a frenarlo, primo fra tutti un certo egoismo e una illusoria difesa della propria autostima, che potrebbe far ribaltare le prospettive e riportare all’esterno, quindi sugli altri o sulle circostanze avverse, il processo introspettivo che abbiamo percorso.

Ma, anche in questo caso, l’allenamento è fondamentale per preservare i progressi compiuti: se siamo riusciti a sostituire col tempo le abitudini sbagliate con altre più corrette, il pericolo di regredire si riduce drasticamente.

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