Quiet Quitting: faccio il minimo sindacale

Ricordate cosa diceva lo scrivano di Melville? “Preferirei di no!”. Quando il capo gli diceva di fare un lavoro, ripeteva sempre questa frase, quasi un mantra sotto il quale covavano questioni importanti e quanto mai attuali, quali l’insoddisfazione, la frustrazione e la depressione sul lavoro.

La capacità di schierarsi contro l’autorità, di dire di no, oggi si è trasformata in una posizione decisamente più morbida ma non meno preoccupante. “Lo farò ma con calma e senza stress!”. Il datore di lavoro è avvertito che non mi impegnerò più di tanto. Non si aspetti da me performance straordinarie. Farò il minimo sindacale. Nulla di più.

Questo è in sostanza il significato di Quiet Quitting. Non prendere troppo sul serio il proprio lavoro. E’ una frase, ma anche una nuova filosofia che sta generando milioni di visualizzazioni su TikTok poiché alcuni giovani professionisti rifiutano l’idea che si debba correre dietro alla carriera e definiscono il loro minore entusiasmo come una forma di “abbandono”.

Non vogliono licenziarsi. Restano dipendenti, ma per loro la vita è decisamente fuori dalle quattro pareti dell’ufficio. Insomma, cercano un nuovo e più sano equilibrio tra vita privata e lavoro. Sono insoddisfatti del lavoro. Non sopportano di avere capi spregevoli e subire ogni giorno piccole umiliazioni. E allora allentano la presa, tirano i remi in barca, fanno il minimo indispensabile, tirano a campare…

Si dà sempre la colpa alla pandemia con i suoi effetti che hanno finito per sfocare i confini tra vita e lavoro, ma forse c’è qualcosa di più. Da tempo le statistiche riferiscono che i lavoratori sono sempre meno impegnati, più attenti ad evitare lo stress, le preoccupazioni del lavoro, più sensibili alla loro personale soddisfazione.

Un sondaggio Gallup pubblicato all’inizio di quest’anno negli USA ha rilevato che solo il 32% dei dipendenti poteva definirsi “impegnato”, rispetto al 36% nell’anno precedente. Non succedeva da tempo che si assistesse a un calo del genere. Le persone appartenenti alle generazioni X, Z, i millennial più anziani e i baby boomer hanno rilevato percentuali tra il 31% e il 33%. Il sondaggio ha anche evidenziato che i dipendenti che lavoravano da remoto o avevano orari ibridi avevano livelli di coinvolgimento più elevati, al 37%, rispetto a quelli che lavoravano in ufficio, al 29%.

Questi dati dovrebbero far riflettere i Responsabili delle HR.

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