Attenti al fascino discreto del “vittimismo”

Passare per “vittime” in qualsiasi circostanza – compresa la guerra – dà prestigio, impone l’ascolto da parte degli altri, favorisce la commiserazione e l’autocommiserazione, promuove il riconoscimento, conferisce uno status, attiva la solidarietà, permette di giudicare in modo assolutamente negativo e senza alcuna attenuante chi ha aggredito, liberando nel contempo la vittima da qualsiasi colpa.

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Lavoro, profitto e denaro

Massimo Recalcati (“La Stampa”, 5 maggio), mette in guardia dal lavoro concepito come «una vera e propria idolatria, quando assume i caratteri di una passione smodata finalizzata non tanto all’esercizio della sua attività, ma al profitto che essa permette di raggiungere. Lavorare, in altri termini, non possiede più un valore in sé, ma solo per quello che consente di realizzare in termini di profitto. In questi casi il lavoro può assumere la forma di una paradossale dipendenza patologica». E, prosegue Recalcati, «come sappiamo bene, la passione per il profitto non conosce limiti. La protervia che sospinge gli uomini a farsi padroni della terra avvelena il mondo»


Umberto Galimberti, dal libro “Dialogo sul lavoro e la felicità”: Oggi viviamo in un mondo basato sul mito del successo e dove solo il possesso di denaro è basilare per consentire una vita felice. Il denaro è il generatore simbolico di tutti i valori. Non sappiamo più che cosa sia giusto o sbagliato, che cosa ci rende felici o infelici, sappiamo solo ciò che è utile e ciò che ci fa guadagnare. Per guadagnare denaro bisogna lavorare o, ancor meglio, far lavorare gli altri e guadagnare sul lavoro altrui. L’uomo non è considerato in quanto tale, ma solo come consumatore e produttore.


Luigino Bruni (“Avvenire”): Alle grandi imprese di oggi non bastano i profitti: vogliono l’adorazione della statua, la devozione al marchio, la genuflessione di fronte alla merce, la fedeltà del consumatore. Perché se il capitalismo fosse soltanto una faccenda di soldi non ci avrebbe occupato da tempo il tempio dell’anima.


Aristotele dice che il denaro non è un bene, ma solo il simbolo di un bene e i simboli non sono ricchezza reale, ma solo convenzionale.

Adulti adulterati. Non ci sono più i vecchi di una volta

Possiamo proprio ben dirlo. E forse è questo il dramma che danneggia soprattutto i più giovani. I vecchi che non vogliono essere vecchi, che non vogliono più invecchiare, che non vogliono pensare alla morte, cercando di confonderla con sistemi diversi, fingendo di restare giovani, non mollando il potere e le posizioni di privilegio che si sono guadagnati.

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L’Europa ha fatto di tutto per cercare la pace?

Nino Sergi

La domanda ce la siamo fatta un po’ tutti. Bisogna anche riconoscere che spesso c’è un po’ di ignoranza da parte della gente sul ruolo della diplomazia, che molti continuano a intendere come un segnale di buona volontà, un tentativo di trovare una soluzione pacifica, più per salvare le apparenze, per far vedere al mondo e alla gente che si è in qualche modo disponibili a una forma di dialogo con il “nemico”.

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Educare è elaborare la coscienza e contestare il futuro contro le servitù del nostro tempo

Marina Garcés

Marina Garcés ha scritto un bel libro, intitolato “Scuola di apprendisti edizioni Nutrimenti, 2022. Tra l’altro, la filosofa spagnola sostiene – cosa quasi ovvia – che “Non esiste un sapere non appreso, gli esseri umani devono sempre apprendere, anche a vivere, sempre che si possa dire che impariamo davvero a farlo. Apprendere non significa accumulare, possedere o incorporare conoscenze. È un’attività relazionale”.

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Effetto spaziatura o effetto spazzatura?

Chi conosce l’“effetto spaziatura”? E’ una scoperta che risale alla fine dell’Ottocento e la si deve allo psicologo Hermann Ebbinghaus che, in sostanza, sosteneva che per imparare occorre ogni tanto fare delle pause. In altri termini, se stipiamo il nostro cervello di nozioni tutto in una volta, avremo risultati modesti e ricorderemo molto poco di quanto abbiamo studiato.

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Il meta-messaggio nelle e-mail. Attenti anche alle maiuscole

Massimo Dall’Olio, psicologo e formatore, ha scritto un bel libretto dal titolo “Imparare dai conflitti” Edizioni FrancoAngeli (19 euro). L’autore parla di conflitti tra persone, delle relazioni difficili che possono creare ostacoli o problemi ma che, con un po’ di buona volontà, possono essere gestite al meglio per favorire una crescita personale.

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Stig Dagerman: gerarchia, cerchio di ferro che blocca l’uomo

Stig Dagerman

Stig Dagerman, autore svedese di grande talento, visse a cavallo della Seconda Guerra Mondiale e andò incontro a grandi tragedie personali e familiari, fin dall’infanzia, anche se con il suo lavoro letterario ottenne una fama precoce.

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