Il Grande Sogno: la felicità per tutti

Sir Anthony Seldon

Non ci convincono né ci hanno mai convinto quelli che parlano di felicità e sono sicuri di avere la chiave per ottenerla. Disposti anche generosamente a concedercela (magari dietro congruo pagamento). Un po’ diverso anche se va affrontato con lo stesso cauto scetticismo è Sir Anthony Seldon, autore di biografie di grandi personaggi politici, tra i quali Theresa May e Tony Blair, oltre ad altri saggi di varia umanità, il quale ha scritto un libro sulla felicità dal titolo “Beyond Happiness”.

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“Effetto Spotlight” (temere di essere sotto i riflettori) e invisibilità

…Il sospetto che tuttora mi affligge (è quello) di essere un individuo maldestro, manchevole e ridicolo. Rimestando nel calderone della memoria, stento a trovare una sola circostanza in cui, entrando in un luogo pubblico, io non abbia avvertito gli occhi degli astanti volgersi a me smaniosi di deridermi o, ancor peggio, di giudicarmi. E non perché avessi ricevuto spesso quel genere di trattamento ma perché, date le numerose disfunzioni e una proverbiale arrendevolezza, mi ero convinto di meritarlo. Ancora oggi che i peli bianchi hanno divorato la barba rossiccia e l’orgoglio virile si è di colpo attenuato, se per strada sento qualcuno ridere non ho dubbi su quale sia lo spassoso oggetto d’ilarità.

Questa è una citazione dal libro di Alessandro PipernoDi chi è la colpa?

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Gioco matematico ma anche un po’ sadico

Questo gioco è stato stralciato dall’ultimo romanzo di Camilla Läckberg, intitolato “Il codice dell’illusionista”, edito Marsilio.

Immagina di far parte di un gruppo di soldati sconfitti dal nemico che, piuttosto che farsi imprigionare, intendono suicidarsi collettivamente, solo che per motivi religiosi non possono togliersi la vita da soli.

Si tratta di una ipotesi puramente matematica, anche se sembra che l’episodio sia accaduto davvero.

Ci sono dei soldati, seduti in cerchio. Tu uccidi quello alla tua sinistra, quello successivo uccide il soldato alla sua sinistra e così via. Dopo pochi giri saranno tutti morti tranne uno, ovviamente, costretto a sopravvivere.

Ammesso che tu voglia essere quello che sopravvive, se sai chi comincia a uccidere e conosci il numero dei soldati, a quanti posti di distanza dovresti sederti da lui per essere quello che rimane vivo?


Soluzione: Se il numero delle persone nel cerchio è una potenza di due, è sempre quello che comincia, cioè quello al posto numero uno, a sopravvivere. Quindi, l’unica cosa che si deve fare per sopravvivere, a prescindere dal numero dei componenti del cerchio, è contarli e poi sottrarre la potenza di due più vicina. Per esempio, metti che siano diciannove, si toglie sedici. Poi si prende il risultato, tre in questo caso, e lo si raddoppia, dato che il colpo mortale salta una persona ogni due, cioè quelli che muoiono. E poi si aggiunge la posizione di partenza, cioè uno. 1 più 3 più 3, che fa 7. Quindi, delle diciannove persone sopravvive quello che si trova al posto numero sette.

Infografica by CapoVerso

Fate la prova, in modo virtuale, naturalmente!

Il potere visto da un “relativista etico”

Claudio Bisio in “Father and Son”

Mi sento molto vicino alle considerazioni di Michele Serra nel suo libro “Gli sdraiati”, riproposto in teatro da Claudio Bisio, in un bel monologo di qualche anno fa, intitolato “Father and Son” con la regia di Giorgio Gallione.

Riportiamo alcuni passaggi significativi che, naturalmente, dedico ai miei figli.

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Giocate con noi

Il gioco è destinato a chi conosce, almeno un po’, la lingua inglese. Ma è interessante perché fa capire come nella lettura svolga un ruolo importante non solo la vista ma anche altri sensi, in questo caso l’udito. (Anche se la frase viene pronunciata solo mentalmente).

Qui sotto, troverete una frase che dovrete leggere e contemporaneamente contare il numero delle “f” che vi sono presenti.

“Finished files are the result of years of scientific study combined with the experience of years.”

Quante ne avete trovate? La maggior parte delle persone dice tre.

Come mai? Spesso non elaboriamo correttamente la parola “of” per due motivi. Innanzitutto, la lettera f di solito emette il suono “f”, come in “fox”. Tuttavia, nella parola “of”, emette un suono “v”.

In secondo luogo, probabilmente, avete letto la parola “of” così tante volte nella vostra vita che la elaborate come un sintagma unico rispetto al soggetto a cui si riferisce, trascurando la seconda lettera/suono.

I giovani negli USA: quali speranze?

Chi avrà letto il romanzo La scuola cattolica di Edoardo Albinati ricorderà la terribile descrizione che l’autore fa di alcuni ragazzi che frequentavano negli anni Settanta un liceo romano, poi tristemente famoso per un delitto che lì trovò il suo più adeguato “brodo di coltura”.

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L’illusione ottica fa capire che bisogna rispettare chi ha idee diverse dalle nostre

Sotto abbiamo riportato un disegno. Uno dei soliti disegni che propongono delle illusioni ottiche. Dovreste essere in grado di percepire due immagini diverse (ma probabilmente non contemporaneamente).

L’immagine proposta è un esempio di un’illusione ambigua: un’immagine o un oggetto che richiede il passaggio percettivo tra le interpretazioni alternative di figura in primo piano e sullo sfondo. E anche se è possibile passare avanti e indietro per vedere un’immagine o l’altra, nessuno riuscirà a vedere entrambe le immagini allo stesso tempo.

La nostra percezione visiva è creata dall’interpretazione del nostro cervello nella corteccia cerebrale delle informazioni visive che entrano attraverso il percorso visivo. La nostra mente è attivamente coinvolta nell’interpretazione dell’input percettivo, piuttosto che registrarlo passivamente, oggettivamente…

Questo concetto non va mai dimenticato, soprattutto quando ci troveremo di fronte a un forte disaccordo con qualcuno. Potremmo essere entrambi di fronte alla stessa identica realtà, ma “vederla” in modi diversi!

La risposta al nostro quiz visivo è: Il volto di un capo indiano o un eschimese che cammina visto da dietro.

Ogni tanto chiediamoci: ma ho proprio ragione?

Nessuno di noi pensa che le nostre convinzioni e atteggiamenti non siano corretti; se lo facessimo, ovviamente non manterremmo quelle convinzioni e atteggiamenti. Eppure, nonostante la nostra sensazione che di solito abbiamo ragione, dobbiamo accettare che le nostre opinioni a volte possano rivelarsi sbagliate. Questo tipo di umiltà non è semplicemente virtuosa: la ricerca suggerisce che si traduce in decisioni, relazioni e risultati migliori. Quindi, la prossima volta che ti senti sicuro di qualcosa, potresti fermarti e chiederti: posso sbagliarmi?

La plastica non è sempre negativa. Almeno quella del cervello

Santiago Ramón y Cajal

Santiago Ramón y Cajal, al quale è stato assegnato il Premio Nobel nel 1906 insieme all’italiano Camillo Golgi (quasi dimenticato) per il loro lavoro sulla struttura del sistema nervoso, era solito dire: “La neuroplasticità permanente del cervello significa che ogni cervello può essere potenziato. In altri termini, ogni uomo può, se lo desidera, diventare lo scultore del proprio cervello”.

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