Le sei regole d’oro del perfetto “arrivista”

Nelle aziende esistono casi di “arrivismo” che rasentano il “bullismo” e che vedono protagonisti soprattutto coloro che aspirano a fare carriera. Rapidamente e senza troppi scrupoli.

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Per vendere, il prezzo è la cosa meno importante

Se si punta alla vendita partendo dal prezzo, qualcosa non va. Nel venditore soprattutto. Significa che siamo di fronte a un salesman che non è un vero professionista. Il prezzo è solo uno dei tanti fattori che contribuiscono al processo decisionale. E, soprattutto, non è quello più determinante. Questo vale per un cliente privato (b2c) o per una azienda (b2b), indistintamente.

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Intuizione quantitativa: prendere decisioni in condizioni di incertezza

Enrico Fermi durante una lezione

Il professor Oded Netzer della Columbia Business School fa una affermazione che non si può non condividere: “L’informazione è essenziale per prendere decisioni intelligenti, ma il più delle volte, i dati di cui disponiamo sono talmente tanti che rischiamo di esserne travolti. L’idea è quella di fornire una struttura sistematica per prendere decisioni più intelligenti in condizioni di incertezza“.

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Steve Jobs, Mark Zuckerberg e Travis Kalanick: grandi imprenditori ma pessimi manager

Chi osa parlare male di tre uomini che hanno realizzato le più grandi imprese degli ultimi anni e che hanno trasformato il mondo? Si chiama Kyle M.K., esperto di leadership, autore di “The Economics of Emotion” che, senza peli sulla lingua, rivela come i tre personaggi riportati nel titolo, siano sempre stati molto attenti a tutto ciò che crea profitto ma assolutamente insensibili alle persone che lavorano con loro e che per questo motivo siano e siano stati odiati dai loro collaboratori.

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Il risentimento non genera solidarietà

Il prof. Ugo Perone – filosofo, docente Humboldt-Universität di Berlinonel suo illuminante saggio “Otto tesi per la sinistra” sulla rivista “Spazio Filosofico” scrive, tra l’altro: “…sulla scena sociale è intervenuto un fattore inedito: il risentimento. Presso i conservatori aveva spazio la paura: la paura di perdere ciò che si aveva (fosse anche poco), presso i progressisti la fiducia che attraverso lotta e progresso si potesse rimediare alle ingiustizie. Ma né la sinistra né la destra si nutrivano di risentimento, che implica un desiderio di rivalsa per quello che non si ha a danno di chi l’ha o minaccia di ottenerlo. Il risentimento è invece diventato dominante presso tutti gli orientamenti: verso i profughi non si prova solo paura ma risentimento, così che non si accetta nemmeno che essi ottengano gli stessi diritti degli altri cittadini; verso le élite dominanti si prova risentimento per i privilegi che hanno accumulato: non è però un’ansia di uguaglianza, ma un semplice desiderio di livellamento; verso i più vecchi cresce l’insofferenza, e si sbandiera una rottamazione come semplice sostituzione che non ha nulla da spartire con le illusioni utopistiche sessantottine; verso il sapere cresce la derisione, si devastano i congiuntivi e si abbandonano scuola e università.

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