Il timore reverenziale (AWE) può aiutarci

La pandemia che ci ha colpito rappresenta per tutti un’esperienza terribile. E’ facile sentirsi demoralizzati e intimoriti di fronte a un evento di tale portata, sia per la sopravvivenza propria e dei propri cari sia per il proprio futuro, viste le difficoltà economiche alle quali inevitabilmente andremo incontro.

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Il leader, una persona consapevole

La consapevolezza è senz’altro la dote principale del leader, perché essere consapevoli del lavoro che si sta facendo significa essere severi e duri prima di tutto con se stessi. Non accampare mai giustificazioni per i propri errori, non tollerare manchevolezze, essere implacabili nel valutare il proprio comportamento, tenendo conto delle reazioni degli altri. Osservare il proprio operato attraverso gli occhi degli altri e chiedersi sempre cosa è necessario fare, avendo individuato chiaramente l’obiettivo da raggiungere insieme.

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Io o noi? Qui, si vede il vero leader

Margaret Thatcher

Nel precedente articolo, abbiamo segnalato l’importanza di usare il pronome “noi” anziché “io”. Qualche nostro lettore ha suggerito che il “pluralis maiestatis” può anche essere interpretato come una forma di arroganza o presunta (o reale) superiorità, in quanto nella tradizione storica si riferisce ad un lessico utilizzato soprattutto da sovrani, papi (abbandonato di recente) e statisti.

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Le differenze tra potere e prestigio

potere-vs-prestigioCi sembra utile riportare, qui di seguito, uno schema semplice e di immediata comprensione, realizzato da Jon Maner, della Kellogs Shool of Management presso la Northwestern University, che analizza le differenze fondamentali tra potere e prestigio.

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L’individualismo in azienda paga?

George Akerlof, Professore alla McCourt School of Public Policy di Georgetown e Premio Nobel per l'Economia 2001.
George Akerlof, Professore alla McCourt School of Public Policy di Georgetown e Premio Nobel per l’Economia 2001.

Attenzione alla selfishness, l’ansia di raggiungere i propri obiettivi individualistici ad ogni costo. Si fa avanti nelle imprese il cosiddetto “status”, cioè il piacere di condividere con altri i sentimenti di appartenenza e identità.

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