Colpa e responsabilità. La differenza è fondamentale

Devo confessare che non mi piace dare la colpa a qualcuno per un errore che ha commesso. Non mi piace trovare difetti agli altri e, peggio ancora, sbatterglieli in faccia. Credo, però, in modo convinto che sia necessario, ove possibile, assegnare delle responsabilità e che, quindi, sia giusto che le persone che se le sono assunte possano essere ritenute responsabili dei loro errori.

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Senso (o spirito) di appartenenza. Bene, ma senza eccedere

Il senso di appartenenza nelle aziende è una merce ricercatissima. Qualcuno parla anche di “spirito di appartenenza”, ma il termine “spirito” è (forse) troppo volatile e impreciso. Mentre quando si parla di senso, ci si riferisce proprio al singolo collaboratore e al suo intimo bisogno-sentimento – tra i più elevati, come ci ricorda Abraham Maslow, insieme alla stima di sé, alla sicurezza, all’amore e all’autorealizzazione – di essere riconosciuto come appartenente a un gruppo di persone ben definito, a un determinato status sociale con il quale ci si sente in sintonia e pronti a condividere interessi e progettualità comuni.

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Se il capo sbaglia, tu vorresti diventare un capo?

Nel 2008, è uscito un altro libro a firma di Sydney Finkelstein e altri autori, dal titolo “Think Again” (non ci risulta tradotto in italiano). In questo ultimo lavoro, gli autori approfondiscono ulteriormente i temi relativi ai comportamenti sbagliati dei manager, illustrando quali possono essere gli eventuali rimedi da opporre, con una infografica interessante, da noi rielaborata.

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Guidare l’azienda senza avvalersi dell’autorità: si può fare!

Keith Ferrazzi

Cambiano le strutture organizzative aziendali. La gerarchia in azienda tende a ridimensionarsi sempre di più. Secondo un sondaggio Deloitte, che risale al 2016, negli Usa solo il 24% delle aziende con oltre 50.000 dipendenti affidava ancora la gestione funzionale a strutture gerarchiche organizzate. E, contemporaneamente, molte imprese si stavano apprestando a spostare le loro strutture organizzative da modelli tradizionali basati sulla gerarchia a team interconnessi e flessibili.

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Upskilling. Apprendimento non addestramento: da obbligo a esigenza

Motivare i collaboratori di un’azienda perché si impegnino a imparare ogni giorno cose nuove non è facile se abbiamo predicato fino a poco tempo prima l’importanza del lavoro di routine e se abbiamo considerato l’apprendimento come un mero addestramento, stabilendo come e cosa imparare e quando farlo.

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Upskilling: nuove competenze in tempi di crisi

Mark Zuckerberg e Priscilla Chan

La riqualificazione del personale, la necessità di sviluppare nuove competenze e ampliare le capacità dei collaboratori era uno dei problemi più sentiti prima della pandemia.

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Smart working: le domande giuste da porre a chi lavora da remoto

In questi periodi di grande incertezza sembrerebbe naturale fornire ai propri collaboratori delle risposte che loro si aspettano, soprattutto riguardo al ritorno alla “normalità”, alle prospettive del proprio lavoro, in che modo inciderà concretamente su ognuno di loro la crisi che si stiamo vivendo.

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Misurare i contatti virtuali per capire se funzionano

Le distanze sociali raccomandate dal punto di vista medico per rallentare la diffusione della pandemia, insieme alle pratiche igieniche, sono fondamentali per la nostra salute fisica. Ma dobbiamo anche riconoscere gli effetti negativi di tale distanziamento sociale sulla salute mentale, sulla fiducia e sulla solidarietà all’interno delle varie organizzazioni di lavoro.

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Smart working: i problemi del lavoro da remoto

Oggi le aziende pur di non interrompere la produzione e continuare a lavorare, laddove è stato possibile per ragioni tecniche e logistiche, si sono convertire allo smart working. E’ stata una scelta obbligata ma necessaria anche se i problemi non mancano, di tipo strutturale e culturale.

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Smart working: lavoro a distanza ed emergenza Covid-19

Con l’aumento sia delle persone infettate dal virus sia delle vittime, anche le aziende che erano inizialmente riluttanti, cominciano a promuovere il lavoro a distanza. E, difficilmente, quando la pandemia si concluderà, si tornerà indietro. Insomma, ci voleva il virus per accelerare questo processo, anche perché ormai sono molte le persone convinte che il lavoro a distanza è un sistema efficace per aumentare l’engagement dei collaboratori, per fidelizzare i migliori e, quindi, per incrementare la produttività aziendale.

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