Dalla pandemia alla infodemia: la sindrome della capanna e l’ansia da limbo

La pandemia crea disagio psicologico. E’ una verità ormai assodata. Sia per chi ci è passato – cioè ha avuto il Covid e ne è uscito indenne – sia per chi teme di caderne vittima. Si manifesta con problemi di ansia, in modo diretto per il fatto che il nemico – il virus – è sconosciuto e subdolo, o perché ne abbiamo sperimentato su di noi o su congiunti e amici la sua virulenza; in modo indiretto, a causa dei media e dei social che ci espongono a un continuo flusso di notizie per nulla tranquillizzanti e, soprattutto, molto contraddittorie. Questo secondo tipo di pandemia è stata definita infodemia.

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L’attuale crisi non è come una maratona

Becky Robinson è fondatrice e CEO di Weaving Influence, un’azienda che si occupa di marketing digitale allo scopo di aiutare i clienti a comprendere i propri obiettivi, identificare il pubblico al quale rivolgersi, trovare lo stile di comunicazione più adatto. E’ sportiva e appassionata di maraton: ne ha corse diverse negli ultimi anni, a livello agonistico, ma non è d’accordo nel paragonare la pandemia a questo tipo di corsa.

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