Creare una cultura del feedback, seconda parte: impariamo a chiederli

Nel precedente articolo ci siamo soffermati su un esperimento che ha coinvolto un certo numero di persone, più o meno costrette a dare e ricevere dei feedback, dopo essere state sottoposte a un particolare test. Oltre a verificare che tutti i partecipanti, in misure diverse, avevano riscontrato delle alterazioni piuttosto significative nella frequenza cardiaca, si è notato che chi doveva dare dei feedback faceva di tutto per apparire amichevole, pur avvertendo un certo disagio, e sfoggiava quelli che i ricercatori hanno definito “brettle smiles” (sorrisi fragili o forzati).

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Dalla gamification allo storylearning

La pratica della gamification allo scopo di imparare in modo divertente nell’ambito della formazione aziendale non mi ha mai convinto fino in fondo. O meglio, sono sicuro che utilizzare elementi ludici per coinvolgere e motivare le persone sia uno strumento nuovo che vada esplorato con attenzione ma che nasconda parecchi rischi come il ricorso a meccanismi banali, ripetitivi, distraenti e, in sostanza, troppo poco efficaci per favorire un apprendimento davvero partecipato e motivato.

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Un buon leader ha bisogno di ricevere critiche serie

Dwight D. Eisenhower, ex generale e presidente degli Stati Uniti dal 1953 al 1961, ha espresso la sua opinione sull’importanza della critica in questo modo: “Non si deve avere alcuna accondiscendenza per nessuno, qualunque sia la posizione che egli occupa; chi lo farà non potrà esercitare una corretta azione critica. Il leader occupa il suo ruolo per ottenere i migliori risultati possibili. Se c’è qualcuno che si accorge che sbaglia o gli può suggerire alternative diverse, ha il dovere di farlo!

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