La filosofia: cercare di perfezionarsi nell’arte della verità

Il primo passo in questo senso per chi è impegnato nella dialettica democratica è semplice, è il principio del popolo legislatore: la “techné” filosofica incomincia quando si impara a pensare in termini di “noi”.

Non si pensa filosoficamente se non si pensa in modo universale, in termini di umanità. E’ questa la prima regola.

Non siamo in grado di esercitare l’arte del vero, se ci limitiamo al “qui e ora” dei nostri personali interessi e bisogni.

Non siamo in grado di vedere anche la più semplice evidenza, se ci manteniamo a quello che crediamo e che sappiamo.

Non siamo nemmeno in grado di vedere il potere della verità se non abbiamo questa capacità di trascendimento che ha caratterizzato la filosofia di ogni tempo.

(da: Corriere della Sera – Lettura, 16 maggio 2021)

Ottiche diverse nello studio della filosofia

La filosofia in Italia viene studiata in genere abbinandola alla storia. Gli studenti del nostro Paese vengono abituati a unire ad ogni periodo storico un fatto o una corrente di pensiero. Così facendo, però, spesso manca il collegamento a un territorio, a un’economia, a certi fenomeni demografici, ecc. Questo favorisce un approccio, una visione del mondo (inconscio scolastico) idealistica, ma anche astratta.

Continua a leggere

Tra nichilismo e dogma

Una cosa è sicura. Non sappiamo dove sta la verità. La verità è mobile, passa e bisogna lasciarla passare. La verità non deve essere un punto di riferimento stabile. Raggiunto una volta per tutte. Anche se ci farebbe piacere che fosse così. Ci tranquillizzerebbe. La verità è una continua ricerca. Dobbiamo sempre essere liberi di farci queste domande: in base alla verità nella quale credo, cosa sto facendo? Il mio comportamento quali conseguenze potrà avere per me e per gli altri, e per la società in cui vivo?

Continua a leggere

Per una filosofia di vita occorrono tante riflessioni

*Articolo apparso originariamente su “Magistero”, rivista dei Maestri del Lavoro

Abbiamo un modello unico di “vita buona” alla quale possiamo riferirci oggi? Naturalmente no. Tutti sono più che convinti che il valore della vita abbia un senso differente a seconda delle persone. Anche senza dover introdurre i concetti – tanto odiati dalla Chiesa – di relativismo o nichilismo e restando con i piedi per terra possiamo constatare che il valore della vita ha un senso differente a seconda delle persone. C’è chi si ispira alla religione e chi predilige la riflessione laica, chi scommette tutto sul lavoro, o sullo sport, sulla famiglia e c’è anche chi si accontenta di internet o della tivù per passare il proprio tempo e dargli un qualche – seppur misero – significato. Ma c’è anche chi i valori li mescola, li shekera, in un sincretismo spesso assurdo ma per lui efficace, senza provare il ben ché minimo imbarazzo.

Continua a leggere