Gioco matematico ma anche un po’ sadico

Questo gioco è stato stralciato dall’ultimo romanzo di Camilla Läckberg, intitolato “Il codice dell’illusionista”, edito Marsilio.

Immagina di far parte di un gruppo di soldati sconfitti dal nemico che, piuttosto che farsi imprigionare, intendono suicidarsi collettivamente, solo che per motivi religiosi non possono togliersi la vita da soli.

Si tratta di una ipotesi puramente matematica, anche se sembra che l’episodio sia accaduto davvero.

Ci sono dei soldati, seduti in cerchio. Tu uccidi quello alla tua sinistra, quello successivo uccide il soldato alla sua sinistra e così via. Dopo pochi giri saranno tutti morti tranne uno, ovviamente, costretto a sopravvivere.

Ammesso che tu voglia essere quello che sopravvive, se sai chi comincia a uccidere e conosci il numero dei soldati, a quanti posti di distanza dovresti sederti da lui per essere quello che rimane vivo?


Soluzione: Se il numero delle persone nel cerchio è una potenza di due, è sempre quello che comincia, cioè quello al posto numero uno, a sopravvivere. Quindi, l’unica cosa che si deve fare per sopravvivere, a prescindere dal numero dei componenti del cerchio, è contarli e poi sottrarre la potenza di due più vicina. Per esempio, metti che siano diciannove, si toglie sedici. Poi si prende il risultato, tre in questo caso, e lo si raddoppia, dato che il colpo mortale salta una persona ogni due, cioè quelli che muoiono. E poi si aggiunge la posizione di partenza, cioè uno. 1 più 3 più 3, che fa 7. Quindi, delle diciannove persone sopravvive quello che si trova al posto numero sette.

Infografica by CapoVerso

Fate la prova, in modo virtuale, naturalmente!

Giocate con noi

Il gioco è destinato a chi conosce, almeno un po’, la lingua inglese. Ma è interessante perché fa capire come nella lettura svolga un ruolo importante non solo la vista ma anche altri sensi, in questo caso l’udito. (Anche se la frase viene pronunciata solo mentalmente).

Qui sotto, troverete una frase che dovrete leggere e contemporaneamente contare il numero delle “f” che vi sono presenti.

“Finished files are the result of years of scientific study combined with the experience of years.”

Quante ne avete trovate? La maggior parte delle persone dice tre.

Come mai? Spesso non elaboriamo correttamente la parola “of” per due motivi. Innanzitutto, la lettera f di solito emette il suono “f”, come in “fox”. Tuttavia, nella parola “of”, emette un suono “v”.

In secondo luogo, probabilmente, avete letto la parola “of” così tante volte nella vostra vita che la elaborate come un sintagma unico rispetto al soggetto a cui si riferisce, trascurando la seconda lettera/suono.

Non soffochiamo i cento mondi dei bambini

Nell’articolo di una settimana fa abbiamo parlato di Benjamin Zender, direttore d’orchestra che ha scritto un libro insieme alla moglie Rosamund Stone. Quest’ultima, che si occupa di psicologia in ambito familiare, ha approfondito i temi del primo libro, realizzandone un secondo nel 2016 intitolato “Pathways to Possibility. Trasformare la nostra relazione con noi stessi, gli altri e il mondo”.

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Dalla gamification allo storylearning

La pratica della gamification allo scopo di imparare in modo divertente nell’ambito della formazione aziendale non mi ha mai convinto fino in fondo. O meglio, sono sicuro che utilizzare elementi ludici per coinvolgere e motivare le persone sia uno strumento nuovo che vada esplorato con attenzione ma che nasconda parecchi rischi come il ricorso a meccanismi banali, ripetitivi, distraenti e, in sostanza, troppo poco efficaci per favorire un apprendimento davvero partecipato e motivato.

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Cambiare la scuola per preparare meglio al lavoro

Ci fa piacere segnalare un libro, uscito recentemente (9 aprile scorso, 464 pag., 27 euro) che si intitola “In Search of Deeper Learning” di Jal Mehta e Sarah Fine, cioè “Alla ricerca di un insegnamento più profondo”. Il libro si riferisce naturalmente alle esperienze di insegnamento negli Stati Uniti ma crediamo che si adatti molto bene anche al nostro sistema scolastico.

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