Democrazia, politica, volontariato

“Utopia”, street art di Blu

La nostra democrazia si regge su alcuni pilastri che la rendono uno strumento sempre più lontano dalla vita reale, in certi casi addirittura estraneo ad essa.

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Il risentimento non genera solidarietà

Il prof. Ugo Perone – filosofo, docente Humboldt-Universität di Berlinonel suo illuminante saggio “Otto tesi per la sinistra” sulla rivista “Spazio Filosofico” scrive, tra l’altro: “…sulla scena sociale è intervenuto un fattore inedito: il risentimento. Presso i conservatori aveva spazio la paura: la paura di perdere ciò che si aveva (fosse anche poco), presso i progressisti la fiducia che attraverso lotta e progresso si potesse rimediare alle ingiustizie. Ma né la sinistra né la destra si nutrivano di risentimento, che implica un desiderio di rivalsa per quello che non si ha a danno di chi l’ha o minaccia di ottenerlo. Il risentimento è invece diventato dominante presso tutti gli orientamenti: verso i profughi non si prova solo paura ma risentimento, così che non si accetta nemmeno che essi ottengano gli stessi diritti degli altri cittadini; verso le élite dominanti si prova risentimento per i privilegi che hanno accumulato: non è però un’ansia di uguaglianza, ma un semplice desiderio di livellamento; verso i più vecchi cresce l’insofferenza, e si sbandiera una rottamazione come semplice sostituzione che non ha nulla da spartire con le illusioni utopistiche sessantottine; verso il sapere cresce la derisione, si devastano i congiuntivi e si abbandonano scuola e università.

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Fair Play: non solo correttezza

Continuiamo il nostro discorso sul fair play in azienda e soprattutto tra i manager. Come dicevamo, non si tratta solo di un comportamento corretto fine a se stesso. Deve rappresentare l’anima di un’azienda, costituire una sorta di armonia che pervade ogni fase del lavoro e ogni componente dell’azienda, avendo sempre come riferimento principale il leader.

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L’invidia sociale: sentimento da combattere ma senza perdere di vista il senso di giustizia

Siamo davvero un popolo di invidiosi? Siamo davvero incapaci di giudizi obiettivi e pronti a criticare chi riesce ad emergere, anche ricorrendo a critiche o accuse spesso pretestuose? Sembrerebbe proprio così perché ce lo dicono anche recenti statistiche.

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