Gian Carlo Cocco. Time to Mind: sull’automiglioramento (Prima parte)

E’ uscito il nuovo libro di Gian Carlo Cocco, “Time to Mind. Velocità ed efficacia dell’apprendimento: il nuovo vantaggio competitivo di imprese e individui” da Franco Angeli, HR Innovation, 240 pagine, € 24,00. Abbiamo posto al suo autore alcune domande.

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Guidare l’azienda senza avvalersi dell’autorità: si può fare!

Keith Ferrazzi

Cambiano le strutture organizzative aziendali. La gerarchia in azienda tende a ridimensionarsi sempre di più. Secondo un sondaggio Deloitte, che risale al 2016, negli Usa solo il 24% delle aziende con oltre 50.000 dipendenti affidava ancora la gestione funzionale a strutture gerarchiche organizzate. E, contemporaneamente, molte imprese si stavano apprestando a spostare le loro strutture organizzative da modelli tradizionali basati sulla gerarchia a team interconnessi e flessibili.

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Dove è finita la leadership?

Leadership e Management non sono la stessa cosa. Quando si è manager ma manca la leadership all’inizio sembra che nessuno si accorga della differenza. Ma la differenza è fondamentale e prima o poi emergerà. Chi gestisce le persone che guida come fossero oggetti, situazioni contingenti o problemi astratti entro breve non verrà più riconosciuto dai suoi uomini come leader.

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Cominciamo a delegare per diventare leader migliori

Karen Morley

Secondo la dott.ssa Karen Morley, autrice di Lead like a Coach e Gender Balanced Leadership: An Executive Guide, se i dirigenti delegassero di più, potrebbero conquistarsi maggiore fiducia nei confronti dei propri collaboratori, aumentando sia il loro impegno che la loro produttività.

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Liberare le aziende dalla gerarchia. Passare dal “come” al “perché”

Isaac Getz

Isaac Getz, Professore alla ESCP Europe Business School, ha pubblicato insieme a Brian M. Carney, il volume “Freedom Inc. Come liberare il potenziale delle persone e le performance delle imprese“, edito da Guerini Next, 387 p., 34 euro.

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Engagement: da dipendenti a intraprendenti

Lo sviluppo tecnologico, dobbiamo riconoscerlo, ha svolto un ruolo decisivo nel favorire l’engagement dei collaboratori, in quanto li ha resi protagonisti, autonomi e ha permesso loro di essere sempre più parte integrante di un meccanismo di co-costruzione nell’ambito dell’attività che svolgono. Questa esigenza, però, è andata di pari passo con la necessità sempre crescente che ognuno sente dentro di sé di contribuire direttamente alla realizzazione del sistema, soddisfacendo un’esigenza culturale che si è fatta più impellente negli ultimi tempi.

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Motivate, gente, motivate!

Siamo in una società in continuo cambiamento. Il leader deve essere pronto a far fronte a problemi che richiedono soluzioni sempre nuove e a sapersi rapportare con collaboratori che mostrano caratteristiche molto diverse tra loro, anche a causa del gap generazionale mai così forte come in questi anni, con bisogni e aspettative non sempre coerenti con gli obiettivi e le attese dell’organizzazione.

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Un buon leader pensa a lungo termine

Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon, ha spiegato l’importanza di una visione a lungo termine due decenni fa nella sua lettera agli azionisti del 1997: “Riteniamo che una misura fondamentale del nostro successo sarà il valore per gli azionisti che creiamo a lungo termine.”

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Che cosa c’è dietro il primo panino McDonald’s al pesce? La capacità di ascolto

mcfishMolti la conosceranno questa storia. Emblematica di come, talora, certe idee all’apparenza semplici abbiano successo sia per la tenacia di chi le propone sia per la capacità di ascolto di chi è tenuto a prendere una decisione.

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