Essere liberi. Vuole dire essere se stessi?

Dopo l’intervento appassionato di Giangiuseppe Pili sul tema del liberalismo, abbiamo avuto diverse segnalazioni da parte dei lettori, con contributi di vari autori che lo affrontano da diverse angolazioni: libertà, proprietà, politica, economia, individualismo, ecc. Chiunque può partecipare e contribuire.


A proposito dell’etica dell’essere se stessi, Mauro Magatti scrive: «Una delle ragioni per cui il mio libro si intitola Libertà immaginaria è che noi fantastichiamo sul fatto che dobbiamo essere noi stessi, mentre invece non abbiamo idea di che cosa voglia dire essere noi stessi, e tutto il mondo si dispone in maniera scientifica a creare delle situazioni in cui tu, in quanto senti di star bene, sei convinto che, sentendo di star bene, tu sia te stesso.

In questa cultura non sta più insieme nulla, se ciascuno si è sognato di essere se stesso, è chiaro che l’altro, gli altri, qualunque legame è appunto un “legame”, cioè una riduzione della tua libertà, e dunque qualcosa che, limitando la tua volontà di potenza, va bene per un po’, finché è sopportabile, dopodiché siamo liberi di fare quello che vogliamo.

Ne risulta un mondo di grande solitudine, di sofferenza, un mondo sadiano, in cui ci si sfrutta reciprocamente. E per un po’ ci facciamo contenti l’un l’altro… E poi che Dio ce la mandi buona».

(da Mauro Magatti, “Le contraddizioni della libertà. Logica del capitalismo tecno-nichilista” e Mauro Magatti, Silvano Petrosino e Massimo Recalcati, “Pensare il presente”, Nuova Editrice Berti, Piacenza 2013, pp. 53-54)

Lavoro e vita: esisterà ancora una vita “privata” o dobbiamo dimenticarcela?

Il problema su cui ci vogliamo soffermare è il rapporto lavoro/vita. Come abbiamo visto, la società digitale rende possibile il controllo capillare sui lavoratori anche da remoto. Il lavoro diventa in questo modo ubiquo senza tempo e senza luogo. Un lavoro alla fine astratto dalla realtà.

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