Democrazia, politica, volontariato

“Utopia”, street art di Blu

La nostra democrazia si regge su alcuni pilastri che la rendono uno strumento sempre più lontano dalla vita reale, in certi casi addirittura estraneo ad essa.

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Stefano Bartolini (Università di Siena): “I limiti della classe dirigente italiana: l’università ha le sue colpe” (Seconda parte)

Il prof. Stefano Bartolini, docente di Economia presso l’Università di Siena, autore del libro “Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-essere a quella del ben-avere”, risponde alle nostre domande, affrontando anche il tema del lavoro da remoto e segnalandone alcuni aspetti positivi.

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Stefano Bartolini (Università di Siena): “Nel lavoro c’è chi è attivamente disimpegnato” (Prima parte)

Il prof. Stefano Bartolini, docente di Economia presso l’Università di Siena, è anche autore del libro “Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-essere a quella del ben-avere”. Un libro che invita a ripensare e riprogettare il nostro mondo perché coniugare prosperità economica e felicità è necessario e possibile. Cambiare la scuola. Cambiare le città. Cambiare lo spazio urbano. Ridurre il traffico. Ridurre la pubblicità. Sono alcune delle proposte concrete che compongono un vero e proprio manifesto per la felicità.

Al prof. Bartolini abbiamo rivolto alcune domande.

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La disuguaglianza è l’ideologia del pensiero neoliberista?

Un brano tratto da: “Cittadinanza sociale, trasformazioni sociali, crisi globale” di Fabio Perocco.

Il pensiero neoliberista ha prodotto una vera e propria ideologia della disuguaglianza, che è penetrata a fondo nei processi culturali delle società occidentali ed è diventata un importante principio ispiratore delle politiche pubbliche, del senso comune, del linguaggio quotidiano, dell’interazione sociale quotidiana.

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La ricchezza è una benedizione divina?

La globalizzazione, la rivoluzione tecnologica, la transizione verso l’economia dei servizi hanno fatto crescere la disuguaglianza: è aumentata la quota di reddito percepita dall’1% più ricco della popolazione e, nel contempo, è salito il rischio di povertà ed esclusione sociale, che tocca ormai anche la classe media.

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