Il capitalismo cambia e diventa “sostenibile”? Vedremo

Sarà la spinta della pandemia ma sembra che qualcosa cambi nel modo di concepire il capitalismo. Nessuno mette in dubbio il sistema, sia ben chiaro, ma si cominciano a notare segni importanti, anche se piccoli, che dimostrano come stia crescendo una nuova sensibilità su alcuni temi che fino a poco tempo fa sembravano esclusi completamente dalle prospettive degli imprenditori e degli studiosi di discipline economico-aziendali.

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Le aziende verso l’apprendimento di scala

Nonostante la premessa – che fino a poco tempo fa poteva sembrare ovvia – che la tecnologia avrebbe semplificato il lavoro delle aziende, in realtà non sembra che ciò stia avvenendo. Siamo di fronte a una crescente complessità, aggravata da fattori esogeni che non erano previsti, come la pandemia, e le imprese si trovano a dover affrontare cambiamenti sempre più rapidi e imprevedibili.

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Dalla pandemia alla infodemia: la sindrome della capanna e l’ansia da limbo

La pandemia crea disagio psicologico. E’ una verità ormai assodata. Sia per chi ci è passato – cioè ha avuto il Covid e ne è uscito indenne – sia per chi teme di caderne vittima. Si manifesta con problemi di ansia, in modo diretto per il fatto che il nemico – il virus – è sconosciuto e subdolo, o perché ne abbiamo sperimentato su di noi o su congiunti e amici la sua virulenza; in modo indiretto, a causa dei media e dei social che ci espongono a un continuo flusso di notizie per nulla tranquillizzanti e, soprattutto, molto contraddittorie. Questo secondo tipo di pandemia è stata definita infodemia.

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Per finanza e mafia il Covid è una manna

Chi pensava che qualcosa sarebbe cambiato con la pandemia si sbagliava. Ad esempio, i processi di finanziarizzazione – ovvero la tendenza delle imprese a perseguire strategie di accumulazione finanziaria, o comunque a ottenere la massimizzazione del rendimento del capitale per gli investitori nel breve termine – continuano e, anzi, si ampliano con il risultato di arricchire sempre di più le élite finanziarie e manageriali, con un contemporaneo, ulteriore declino dei salari.

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Lo stress sul lavoro. Oltre la pandemia

Si parla sempre più spesso di fattori di stress in ambito lavorativo legandoli a problemi riguardanti la pandemia. Alcuni fatti sono collegabili direttamente a questo evento che destabilizza un po’ tutti, quali: l’aumento del carico del lavoro, le condizioni operative più difficili dovute anche all’applicazione delle norme precauzionali e di tutela previste dal Covid, l’incertezza per la carenza o la mancanza di informazioni e, più in generale, il clima di tensione e paura che avvolge il futuro della propria attività.

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Prendetevi una pausa, tirate il fiato

Vogliamo seguire il suggerimento di Rebecca Muller, giornalista che collabora al Thrive Global, che ha scritto un articoletto su come gestire lo stress durante la pandemia. Non svela grandi segreti, si limita a suggerire di fare ogni tanto qualche pausa. In altre parole, tirare un po’ il fiato. D’altra parte, fare un lungo respiro fa bene, serve a “liberarsi” da una sensazione connessa al disagio, anche solo psicosomatico, che proviamo, per la “costrizione” nella quale ci ha fatto finire la pandemia.

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Uguaglianza di genere sul lavoro. Perché non cominciare dagli uomini?

Le donne sono svantaggiate sul posto di lavoro in molti modi. Lo sappiamo, purtroppo. A cominciare dalla differenza nella retribuzione, a parità di compiti e di responsabilità, fino alle molestie sessuali e alla difficoltà di venire promosse quando se lo meritano, in modo equo e tempestivo. Il famigerato “soffitto di cristallo”.

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Dopo il COVID nella vendita prevale il “soft selling”

Negli ultimi mesi milioni di persone in tutto il mondo hanno dovuto affrontare malattia, morte e difficoltà economiche a causa della pandemia. Ora più che mai, sia nelle relazioni personali sia nelle reti professionali nessuno riesce più a sopportare atteggiamenti di falsa sincerità.

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Stefano Bartolini (Università di Siena): “I limiti della classe dirigente italiana: l’università ha le sue colpe” (Seconda parte)

Il prof. Stefano Bartolini, docente di Economia presso l’Università di Siena, autore del libro “Manifesto per la felicità. Come passare dalla società del ben-essere a quella del ben-avere”, risponde alle nostre domande, affrontando anche il tema del lavoro da remoto e segnalandone alcuni aspetti positivi.

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