Il potere visto da un “relativista etico”

Claudio Bisio in “Father and Son”

Mi sento molto vicino alle considerazioni di Michele Serra nel suo libro “Gli sdraiati”, riproposto in teatro da Claudio Bisio, in un bel monologo di qualche anno fa, intitolato “Father and Son” con la regia di Giorgio Gallione.

Riportiamo alcuni passaggi significativi che, naturalmente, dedico ai miei figli.

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I giovani negli USA: quali speranze?

Chi avrà letto il romanzo La scuola cattolica di Edoardo Albinati ricorderà la terribile descrizione che l’autore fa di alcuni ragazzi che frequentavano negli anni Settanta un liceo romano, poi tristemente famoso per un delitto che lì trovò il suo più adeguato “brodo di coltura”.

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Leadership: la studio ma non la pratico!

E uscito il nuovo libro di Ugo Perugini, intitolato “Leadership contemporanea”.

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Dichiarazione dell’autore:

“Il mio modo di intendere la leadership è quello di conoscerla ma di non praticarla. Di essere sempre un passo indietro nella gestione di qualsiasi potere mi venga affidato, non per non prendermi le responsabilità del ruolo (anzi!) ma per non finire inghiottito dal vortice e dall’ebbrezza del potere, cioè dall’illusione che volendo io posso agire condizionando o forzando la libertà di chi si affida a me e alle mie decisioni”.

Il libro “Leadership contemporanea” è il frutto di una serie di articoli apparsi su Leadership and Management. Personalmente sono sempre stato affascinato dal tema del potere. Ovunque si manifesti, ma in particolare nelle aziende. In questo ambito, credo che qualcosa stia cambiando. Le organizzazioni cominciano a mettere in dubbio, insieme a strutture burocratiche ormai obsolete, una certa idea di gerarchia basata sul comando e sul controllo. Le organizzazioni, anche sotto la spinta della trasformazione informatica, sono costrette a ripensare e rimodellare la struttura della governance e comincia a delinearsi una nuova figura di leader. Un leader che ha caratteristiche diverse da quello tradizionale. Che sa aiutare i propri collaboratori ad apprendere, a crescere, a trovare la realizzazione in quello che fanno. Ad essere più autonomi e responsabili. Un leader che sa riconoscere di aver sbagliato, un leader che vede il suo ruolo, e il potere che gli è stato affidato, non in modo autoreferenziale o come un appannaggio o un vitalizio, ma come una funzione di servizio da tributare all’azienda, ai propri collaboratori e a tutta la società.

La leadership “antirisonante”

Il problema principale di un leader “antirisonante” nasce proprio dal fatto che lui non si reputa alla pari delle altre persone che stanno intorno a lui o che lui ha il compito di guidare. Questo tipo di leader si ritiene ben al di sopra di loro.

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La selezione avversa. Quando un’azienda elimina le risorse migliori

Come è possibile che un’azienda arrivi ad eliminare le proprie risorse migliori? Cioè i collaboratori che valgono di più o hanno maggiori potenzialità? Sembra un atteggiamento assurdo e controproducente ma, purtroppo, capita e probabilmente molti di coloro che ci leggono possono avere avuto esperienze simili.

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Il potere gerarchico spiegato da Michela Murgia

Michela Murgia

Nel suo ultimo libro “Stai zitta”, edito Einaudi, 13€, Michela Murgia affronta il rapporto tra uomo e donna sotto diverse chiavi interpretative, compresa quella del lavoro, anche se si sofferma particolarmente sul legame tra le ingiustizie che viviamo e le parole che sentiamo.

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Il principe di Sant’Agostino e le sue skill: esempio da seguire

Per Sant’Agostino un principe cristiano ideale non è motivato e gratificato dal suo regnare duraturo e fatto con successo ma dalle virtù praticate. Ecco alcune caratteristiche di chi governa con virtù.

Infatti noi non affermiamo che sono felici alcuni imperatori cristiani perché hanno regnato più a lungo o perché hanno lasciato con una morte non violenta il potere ai figli o perché hanno sottomesso i nemici dello Stato o perché hanno evitato o domato le rivolte degli avversari. […]

Sant’Agostino

Li consideriamo felici al contrario
se esercitano il potere con giustizia,
se in mezzo agli encomi degli adulatori e agli inchini servili dei cortigiani non s’insuperbiscono e se si ricordano di essere uomini; […]
se sono ponderati nell’applicazione della pena e inclini all’indulgenza;
se usano la pena soltanto per l’esigenza di amministrare e difendere lo Stato e non per sfogare gli odi delle rivalità;
se usano l’indulgenza non per lasciare impunita la violazione della legge ma nella speranza della correzione;
se compensano una decisione severa che spesso sono costretti a prendere con la mitezza della compassione e con la munificenza;
se in essi la lussuria è tanto più contenuta quante maggiori possibilità ha di essere incontrollata;
se preferiscono dominare più le brutte passioni che molti popoli e se si comportano così non per la brama di una futile gloria ma per amore della felicità eterna;
se non trascurano di offrire al vero Dio il sacrificio dell’umiltà, della clemenza e della preghiera per i propri peccati”.

(da Sant’ Agostino: La città di Dio, V, 24.)

Democrazia e utopia. Trovare il leader giusto o diventare tutti un po’ più leader?

Tucidide e Pericle

Leggete la famosa pagina che Tucidide dedica a Pericle, ma anche l’affermazione finale in neretto che è piuttosto significativa:

Pericle, potente per dignità e per intelligenza, notoriamente incorruttibile, controllava il popolo senza minarne la libertà, e non era guidato dal popolo più di quanto lui stesso non lo guidasse; non parlava per compiacerlo, poiché non aveva acquisito il potere con mezzi illeciti ma per via dei suoi meriti, e lo contraddiceva anche sotto l’influsso dell’ira. Quando avvertiva che il popolo era inopportunamente audace per la sua prepotenza, con la parola lo portava al timore; quando invece vedeva che irragionevolmente aveva paura, lo spronava ad aver coraggio.

In sintesi, la democrazia di Atene era tale solo a parole [lógoi men], ma nei fatti [érgoi de] il potere era del primo cittadino.

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