Dalla pandemia alla infodemia: la sindrome della capanna e l’ansia da limbo

La pandemia crea disagio psicologico. E’ una verità ormai assodata. Sia per chi ci è passato – cioè ha avuto il Covid e ne è uscito indenne – sia per chi teme di caderne vittima. Si manifesta con problemi di ansia, in modo diretto per il fatto che il nemico – il virus – è sconosciuto e subdolo, o perché ne abbiamo sperimentato su di noi o su congiunti e amici la sua virulenza; in modo indiretto, a causa dei media e dei social che ci espongono a un continuo flusso di notizie per nulla tranquillizzanti e, soprattutto, molto contraddittorie. Questo secondo tipo di pandemia è stata definita infodemia.

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Prendetevi una pausa, tirate il fiato

Vogliamo seguire il suggerimento di Rebecca Muller, giornalista che collabora al Thrive Global, che ha scritto un articoletto su come gestire lo stress durante la pandemia. Non svela grandi segreti, si limita a suggerire di fare ogni tanto qualche pausa. In altre parole, tirare un po’ il fiato. D’altra parte, fare un lungo respiro fa bene, serve a “liberarsi” da una sensazione connessa al disagio, anche solo psicosomatico, che proviamo, per la “costrizione” nella quale ci ha fatto finire la pandemia.

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Coronavirus. Siamo pronti?

Sono tempi difficili. Stiamo vivendo un momento della nostra storia tra i più drammatici con una pandemia globale della quale non conosciamo l’esito. Tutti ci auguriamo di poter tornare quanto prima alla vita normale, dimenticando le esperienze dolorose che stiamo vivendo, soprattutto per il “distanziamento sociale” che ci è stato imposto obbligatoriamente.

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