I compiti di un manager. Seconda parte dell’intervista alla dottoressa Angela Gallo

Quali sono i compiti di un manager, oggi?

Chi oggi ricopre un ruolo di manager in genere si trova, in misura variabile, nelle situazioni di seguito descritte.

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Il manager che vale lo si vede nel momento dell’incertezza

Mann Tracht, Und Gott Lacht” è un vecchio adagio yiddish che significa “L’uomo progetta e Dio ride“. In italiano diciamo anche: “L’uomo propone e Dio dispone” per significare che anche se pianifichiamo attentamente il nostro futuro non siamo sicuri che i nostri obiettivi possano essere raggiunti né che lo siano nel modo in cui li abbiamo pensati. Anche nel lavoro, i nostri piani, per quanto studiati nei minimi particolari, possono essere stravolti da cambiamenti inattesi, negativi ma anche positivi.

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Le differenze tra introversi ed estroversi: vi ritrovate?

Gli introversi tendono a: Gli estroversi tendono a:
avere una forte carica interiore ma a sentirsi condizionati dalle persone ricavare una forte carica dall’interazione con le persone
avere un ‘sé interiore’ e un ‘sé esteriore’, quella che si può definire personalità multistrato avere una personalità a un solo livello; si comportano allo stesso modo in pubblico e in privato
avere bisogno di una certa privacy essere aperti e fiduciosi
formulare mentalmente il loro pensiero, prima di parlare pensare ad alta voce
non amare essere al centro dell’attenzione avere piacere ad essere al centro dell’attenzione
imparare osservando piuttosto che facendo imparare facendo
essere a disagio con i cambiamenti sentirsi a proprio agio rapidamente nelle nuove situazioni
avere qualche amico molto intimo, piuttosto che un’ampia cerchia di amicizie occasionali fare amicizia facilmente e avere un sacco di amici
avere una grande capacità di concentrazione essere facilmente distratti
essere riflessivi essere impulsivi
non amare essere inseriti in grandi gruppi e, nel caso, assumere un atteggiamento defilato e poco partecipativo trovarsi a loro agio nei grandi gruppi e pronti ad assumersi dei rischi

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Il rischio: ti piace correrlo? Allora, è questione di geni

Abbiamo visto nel precedente articolo che il rischio viene percepito da ogni persona in modo diverso, e spesso, ingannevole. Ora, alcune ricerche neuroscientifiche sembrano confermare che il nostro rapporto con il rischio è dovuto a 124 geni associati che si trovano nel nostro Dna.

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Certe nostre paure sono giustificate? Come percepiamo i rischi?

Talvolta può prenderci un certo scoramento. Dobbiamo riconoscere che noi uomini (e donne) non siamo efficienti come vorremmo. Che le decisioni che prendiamo non sempre sono razionali. A volte, addirittura, compiamo scelte assurde, che pesano in termini economici, di salute e incidono sulla durata della nostra vita. Chi poi oltretutto ha anche maggiori responsabilità – in quanto guida aziende, o governi – con le sue decisioni può causare danni anche maggiori non solo a sé ma agli altri.

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Growth mindset: la libertà di sbagliare

La trasformazione digitale sta mettendo in crisi diversi modelli tradizionali. E non si tratta soltanto di aspetti secondari ma di principi basilari su cui si fonda il nostro modo di pensare e la stessa governance delle aziende.

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