Il sogno (o l’incubo) di Turing. Le macchine ci parlano, ci insegnano, ci fanno compagnia

Nel bel libro di Francesco Varanini, “Le Cinque Leggi bronzee dell’era digitale. E perché conviene trasgredirle”, Guerini e Associati, 2020, il filosofo cita alcune affermazioni di Alan Turing, il famoso matematico – uno dei padri dell’informatica, e uno dei primi scienziati a interessarsi di Intelligenza Artificiale – morto suicida nel 1954, con una personalità complessa, anche a causa di problemi famigliari e personali.

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Il computer ne sa già più di noi sulle emozioni dell’uomo

Dobbiamo prendere atto, non senza qualche preoccupazione, che sistemi e dispositivi di Intelligenza Artificiale sono ormai in grado di interpretare, elaborare e simulare emozioni umane. Già oggi, infatti, sono stati realizzati algoritmi che riescono meglio delle persone a rilevare emozioni e stati d’animo diversi con una attendibilità davvero elevata.

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Questo articolo l’ho scritto io, ma potrebbe farlo (meglio) GPT-3

Se avessi accesso al programma GPT-3, realizzato lo scorso mese di maggio da OpenAI, sarei in grado di far scrivere questo articolo direttamente dal programma, fornendo semplicemente alcune indicazioni di massima. Non è fantascienza. E’ quello che è successo per un articolo pubblicato recentemente (8 settembre) sul “Guardian”.

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Ce la possiamo fare a battere i robot. Ecco come

Da un articolo del MIT SMR Frontiers

Abbiamo tutti, chi più, chi meno, paura che la tecnologia ci porti via il lavoro. Nessuno sembra che possa fermare l’avanzata dei robot in ogni settore, dai camionisti agli avvocati, fino agli stessi scienziati che progettano i robot. Siamo tutti sulla stessa barca, minacciati dalla implacabile invasione dell’intelligenza artificiale, sotto forma di algoritmi, software o macchine sempre più sofisticate.

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