Dalla pandemia alla infodemia: la sindrome della capanna e l’ansia da limbo

La pandemia crea disagio psicologico. E’ una verità ormai assodata. Sia per chi ci è passato – cioè ha avuto il Covid e ne è uscito indenne – sia per chi teme di caderne vittima. Si manifesta con problemi di ansia, in modo diretto per il fatto che il nemico – il virus – è sconosciuto e subdolo, o perché ne abbiamo sperimentato su di noi o su congiunti e amici la sua virulenza; in modo indiretto, a causa dei media e dei social che ci espongono a un continuo flusso di notizie per nulla tranquillizzanti e, soprattutto, molto contraddittorie. Questo secondo tipo di pandemia è stata definita infodemia.

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Lo stress sul lavoro. Oltre la pandemia

Si parla sempre più spesso di fattori di stress in ambito lavorativo legandoli a problemi riguardanti la pandemia. Alcuni fatti sono collegabili direttamente a questo evento che destabilizza un po’ tutti, quali: l’aumento del carico del lavoro, le condizioni operative più difficili dovute anche all’applicazione delle norme precauzionali e di tutela previste dal Covid, l’incertezza per la carenza o la mancanza di informazioni e, più in generale, il clima di tensione e paura che avvolge il futuro della propria attività.

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Quando il cambiamento in azienda è un “giro di vite autoritario”

Sono i leader con stile autocratico che impongono il cambiamento in un’azienda senza coinvolgere nelle decisioni coloro che lo vivranno in prima persona. In genere, sono manager esterni o che provengono da altre aziende del gruppo, inseriti ai livelli di comando per ottenere drastiche trasformazioni, ristrutturazioni, ridimensionamenti pesanti. Di solito, in gergo, si dice che sono chiamati a “tagliare i rami secchi”. Purtroppo con i rami secchi il più delle volte vengono tagliati anche quelli che danno buoni frutti.

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