Fare i complimenti è bello quanto riceverli

Cosa c’è di più piacevole che ricevere dei complimenti per qualcosa di buono e di bello che abbiamo fatto? E’ una soddisfazione che riempie il cuore, sempre ma soprattutto se si tratta di elogi sinceri e se chi ce li fa è una persona che stimiamo.

Su questo siamo tutti d’accordo. Ma c’è un altro aspetto che va considerato. Anche quando siamo noi a fare i complimenti, sempre che siano realmente sentiti, cioè autentici, proviamo in genere una sensazione di piacere, soddisfazione, appagamento.

A questo punto ci chiediamo: allora come mai, vista l’estrema positività di questo atteggiamento, sia da parte di chi fa i complimenti sia da parte di chi li riceve, sono sempre più rari comportamenti del genere tra le persone, sia nella vita di tutti i giorni che in quella aziendale?

Nicholas Epley

In certi casi, addirittura, si preferisce dare più spazio alle critiche, ai giudizi negativi, ai rimproveri. Mentre gli elogi, anche se si presenta l’occasione, si sceglie di proposito di non farli, ritenendoli superflui, inutili, scontati o, peggio ancora, controproducenti.

I complimenti sono il modo più semplice per far sentire meglio le altre persone e, di conseguenza, noi stessi“, sostiene Nicholas Epley, professore di scienze comportamentali presso l’Università di Chicago, che ha studiato questi temi insieme a Xuan Zhao, una psicologa della Stanford University. “Ma quando viene in mente un pensiero gentile, le persone spesso si frenano e non riescono a esprimerlo“.

Cosa ci impedisce di fare i complimenti?

I motivi sono diversi. Uno dei principali è il timore che facendo dei complimenti a una persona, questa possa fraintendere le nostre parole, e quindi che ai suoi occhi possiamo apparirle come goffi, condiscendenti o, peggio ancora, servili. Ma è un pregiudizio errato perché nuovi studi su questa materia, hanno chiarito che l’imbarazzo che ci frena nel fare i complimenti non ha ragione di esistere.

Eppure, dovendo fare un complimento, spesso ci chiediamo: “Sarò capace di farlo come si deve? Facendolo, non mi sentirò imbarazzato? Come reagirà la persona?”. Questo senso di ansia non sparisce facilmente, ma per superarlo c’è un sistema. Bisogna mettersi dalla parte di chi sta per ricevere il complimento e quindi formularlo senza piaggeria o ipocrisia, concentrandosi di meno sul contenuto più specificamente professionale o tecnico ma dando piuttosto spazio all’aspetto emotivo. In altri termini, facendo prevalere il calore, la sincerità e la cordialità che il complimento è in grado di trasmettere.

Diversi esperimenti hanno evidenziato che la maggioranza delle persone (circa il 90%) crede che sia importante fare i complimenti, ma poi quelli che in realtà li fanno si riducono al 50%; gli altri continuano a sottovalutarne l’importanza, anche quando sarebbe necessario farli e non costerebbe nulla. Pensano che non sarà apprezzato o che potrebbe mettere la persona che lo riceve a disagio. E spesso lo rimandano o vi rinunciano.

E’ una cosa sorprendente perché alcune ricerche confermano esattamente il contrario e cioè che un complimento rallegra la giornata della persona che lo riceve, molto più di quanto si possa immaginare, facendola sentire decisamente meglio.

Complimenti originali e con il “contagocce”? Non è necessario

Qualcuno può pensare che per fare i complimenti bisogna ogni volta essere capaci di inventare formule originali o trovare spunti inediti per gratificare la persona alla quale ci rivolgiamo e che, in ogni caso, è bene non esagerare mai e farli con il “contagocce”, perché ricorrervi troppo spesso finisce per svalutarli.

Ebbene, anche questi preconcetti sono stati smentiti dalle ricerche sperimentali. Contrariamente alle aspettative, infatti, i complimenti ricevuti dalle persone sono stati apprezzati allo stesso livello, anche se non sono stati espressi in modo originale e se vengono ripetuti più volte in un arco di tempo limitato. Insomma, le parole gentili non subiscono l’effetto dell’inflazione e il loro valore resta immutato, avendo sempre come risultato quello di migliorare l’umore, oltreché l’autostima del destinatario.

Proprio come le persone devono mangiare regolarmente ogni giorno per soddisfare le proprie necessità biologiche, il bisogno fondamentale di essere visti, riconosciuti e apprezzati dagli altri, a quanto pare, è un bisogno ricorrente che va sostenuto il più possibile nel lavoro e nella vita.

La regola della reciprocità. Più complimenti, maggiore produttività

Ci sono, inoltre, ampie prove del fatto che rivolgersi a qualcun altro, sia che si tratti di un complimento o per esprimere gratitudine, ha un effetto stimolante e contribuisce a migliorare il benessere di chi lo fa. Ciò significa che, alla fine, tutti ne beneficiano: donatori e riceventi allo stesso modo.

Una studiosa della Mount Royal University, Naomi Grant, ha definito questo atteggiamento la regola della reciprocità, perché, al termine di un test svolto su un campione di persone, è emerso che coloro che avevano ricevuto un complimento erano molto più disponibili a fornire un aiuto in una iniziativa di volontariato (79%) rispetto a chi non lo aveva ricevuto (46%).

Vanessa Bohns

Un altro studio condotto da ricercatori della società tecnologica Intel e della Duke University ha dimostrato addirittura che le lodi verbali sono più efficaci nel favorire l’aumento della produttività dei collaboratori persino rispetto ai bonus in denaro. “Le persone generalmente non si rendono conto di quale impatto possa avere una cosa così modesta e che non richiede sforzi speciali“, spiega Vanessa Bohns, professoressa di psicologia sociale alla Cornell University, e autrice del libro “You Have More Influence Than You Think”.

Le neuroscienze confermano queste scoperte

Riassumendo, quando si fanno i complimenti o si esprime gratitudine a qualcuno si attiva una reazione, una specie di “contagio sociale”, che coinvolge entrambe le parti in causa (chi fa i complimenti e chi li riceve). Questo effetto non è solo apparente, ma può anche essere verificato biologicamente, come hanno dimostrato studi neuroscientifici.

Attraverso la tecnica dell’fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging), utilizzata per studiare i diversi processi cognitivi, infatti, è possibile verificare che in queste circostanze vengono attivati neurotrasmettitori e ormoni che provocano un aumento di serotonina e di ossitocina che hanno un effetto benefico generale, diminuendo, tra l’altro, il livello di cortisolo, da cui si genera lo stress.

Da queste premesse, si capisce perché sia importante introdurre una vera e propria cultura organizzativa positiva nelle aziende che faccia leva sulla gratitudine e sull’apprezzamento reciproco, considerando l’impatto positivo di questi comportamenti. Anche perché, come abbiamo visto, il cervello elabora certe affermazioni verbali positive in modo simile alle ricompense finanziarie.

D’altra parte, si tratta di una scoperta piuttosto banale. Sappiamo tutti empiricamente che esprimere lodi e gratitudine significa in sostanza apprezzarsi e rispettarsi a vicenda in ogni fase del processo di lavoro, il che consente di tenere alto il morale dell’intero team con ricadute positive in termini di performance.

Una domanda alla ricercatrice dell’Università di Stanford, Xuan Zhao

Talora evitiamo di complimentarci con qualcuno per una sorta di modestia. Non vogliamo apparire quelli che dall’alto esprimono un giudizio positivo. Sarebbe come considerarsi superiori a colui al quale rivolgiamo il complimento. Invece, sembra che le persone i complimenti in genere li accettino da qualunque parte arrivino (sia da chi considerano superiore, sia da chi considerano inferiore). In qualche caso, però, chi li riceve fa una tara del complimento. E, se lui si ritiene superiore a chi lo ha espresso, tende a minimizzarlo o considerarlo una lusinga. Possiamo parlare di una “componente gerarchica”, anche in questo ambito, che condiziona il valore del complimento?

Xuan Zhao

Grazie per la tua osservazione, molto interessante! La dinamica dello status, nel fare e nel ricevere complimenti, è stata esplorata nella ricerca che abbiamo effettuato solo brevemente. Nell’esperimento, abbiamo chiesto sia a chi ha espresso sia a chi ha ricevuto un complimento come lo avesse percepito in una scala da – 5 (debole e sottomesso) a + 5 (forte e dominante). Ciò che abbiamo osservato è che entrambi in media lo percepivano come maggiore di 0, cioè più sul lato forte e dominante, ma il destinatario del complimento lo percepiva in modo ancora più forte e dominante rispetto a coloro che lo avevano espresso. Questa constatazione sembra confermare la tua osservazione, cioè che esprimere complimenti possa essere vista come un’azione “dall’alto”, nel senso che trasmette status e potere, anche se non si traduce in una percezione di gerarchia formale.

Allo stesso tempo, devo anche sottolineare che alcune persone possono associare i complimenti con un’azione che tende ad adulare chi la riceve. Ciò significherebbe che le persone che fanno i complimenti hanno uno status inferiore rispetto al destinatario e, quindi, hanno bisogno di ingraziarsi il destinatario. Ma, in genere, non credo che esista una gerarchia di status inerente ai complimenti.

E’ probabile che se insegnanti/genitori/supervisori forniscono un feedback positivo a studenti/figli/subordinati, allora si potrebbe definirlo come un atto di “potere” che ha il senso di incoraggiamento, stimolo. Se, accade il contrario, si può presumere che il complimento possa essere anche inteso come un atto di sottomissione a scopo di blandizia, lusinga. Le “convinzioni laiche” che le persone hanno sui complimenti nascono da differenze sia culturali sia individuali che meriterebbero ulteriori indagini.

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