Lavoro, profitto e denaro

Massimo Recalcati (“La Stampa”, 5 maggio), mette in guardia dal lavoro concepito come «una vera e propria idolatria, quando assume i caratteri di una passione smodata finalizzata non tanto all’esercizio della sua attività, ma al profitto che essa permette di raggiungere. Lavorare, in altri termini, non possiede più un valore in sé, ma solo per quello che consente di realizzare in termini di profitto. In questi casi il lavoro può assumere la forma di una paradossale dipendenza patologica». E, prosegue Recalcati, «come sappiamo bene, la passione per il profitto non conosce limiti. La protervia che sospinge gli uomini a farsi padroni della terra avvelena il mondo»


Umberto Galimberti, dal libro “Dialogo sul lavoro e la felicità”: Oggi viviamo in un mondo basato sul mito del successo e dove solo il possesso di denaro è basilare per consentire una vita felice. Il denaro è il generatore simbolico di tutti i valori. Non sappiamo più che cosa sia giusto o sbagliato, che cosa ci rende felici o infelici, sappiamo solo ciò che è utile e ciò che ci fa guadagnare. Per guadagnare denaro bisogna lavorare o, ancor meglio, far lavorare gli altri e guadagnare sul lavoro altrui. L’uomo non è considerato in quanto tale, ma solo come consumatore e produttore.


Luigino Bruni (“Avvenire”): Alle grandi imprese di oggi non bastano i profitti: vogliono l’adorazione della statua, la devozione al marchio, la genuflessione di fronte alla merce, la fedeltà del consumatore. Perché se il capitalismo fosse soltanto una faccenda di soldi non ci avrebbe occupato da tempo il tempio dell’anima.


Aristotele dice che il denaro non è un bene, ma solo il simbolo di un bene e i simboli non sono ricchezza reale, ma solo convenzionale.

I collaboratori si licenziano. Perché succede? Chiedeteglielo!

In una recente ricerca negli USA, quando ai dirigenti è stato chiesto perché i loro dipendenti si erano licenziati, hanno risposto che il motivo principale era dovuto a compensi considerati troppo bassi, a difficoltà nel bilanciare lavoro e vita privata e a scarsa salute fisica ed emotiva.

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Anziani: la solitudine si vince continuando ad essere utili agli altri

Nel febbraio scorso abbiamo pubblicato su CapoVerso una recensione relativa al libro di Giambattista RosaActive Ageing in azienda” edito da Franco Angeli. Una nostra lettrice, Romana Mancini, Tecnologa Istat ed ex Giudice Tributario, non ha condiviso la recensione del libro e ci ha inviato una mail che pubblichiamo qui di seguito integralmente.

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Gli italiani, lavoratori troppo istruiti?

Sarebbero oltre 5,8 milioni gli occupati nel nostro paese che hanno un’istruzione superiore a quella richiesta dal lavoro che svolgono. La statistica realizzata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre a prima vista contrasta con due fatti incontrovertibili e cioè che la popolazione di lavoratori italiani sia la meno scolarizzata in Europa e che gli imprenditori facciano fatica a trovare collaboratori qualificati, in particolare per quanto riguarda le professioni tecniche.

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Anziani in azienda: un peso o una risorsa?

Un recente libro di Gianbattista Rosa, intitolato “Active Ageing in azienda”, HR Innovation-AIDP, Franco Angeli Editore, €17 – riflette sul quesito posto nel titolo e offre alcuni suggerimenti per trasformare i lavoratori senior da problema a opportunità.

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Anziani: avere uno scopo nella vita fa vivere di più e meglio

Gli anziani che pensano di avere ancora uno scopo nella vita presentano una minore probabilità di morire per malattie cardiache, patologie circolatorie e digestive e maggiori probabilità di vivere più a lungo. A evidenziarlo è uno studio che ha seguito quasi settemila persone ultracinquantenni per più di dieci anni svolto presso l’University of Michigan School of Public Health, negli USA, è stata pubblicata da JAMA Network Open.

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Lavoro e storia: alienazione o realizzazione di sé

Qualche nota storica, senza presunzione di approfondire temi troppo grandi per le nostre forze. Ci limitiamo a riportare a ruota libera alcune affermazioni sul lavoro e sul taylorismo da Lenin a Gramsci, lasciando ai lettori eventuali approfondimenti.

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Uguaglianza di genere sul lavoro. Perché non cominciare dagli uomini?

Le donne sono svantaggiate sul posto di lavoro in molti modi. Lo sappiamo, purtroppo. A cominciare dalla differenza nella retribuzione, a parità di compiti e di responsabilità, fino alle molestie sessuali e alla difficoltà di venire promosse quando se lo meritano, in modo equo e tempestivo. Il famigerato “soffitto di cristallo”.

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