“Siamo tutti leader!” “Beato il Paese che non ha bisogno di… leader”

Bertolt Brecht

Noi ci occupiamo di leadership. La nostra idea, che può apparire (e attualmente lo è senz’altro) paradossale, è che il mondo non dovrebbe più avere bisogno di leader. Parafrasando Bertolt Brecht: “Beato il Paese che non ha bisogno di… leader”.

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Mai dire “Mi dispiace”

Maurice Schweitzer

Se devi farti perdonare qualche errore, una svista, una mancanza, non dire mai – ma proprio mai: “Mi dispiace”. Lo sostiene Maurice Schweitzer, professore di management presso la Wharton School dell’Università della Pennsylvania. Studioso ed esperto psicologo, cerca di motivare la sua affermazione con argomentazioni che alla fine ci sembrano convincenti e condivisibili. Vediamole insieme.

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Per sapere chi minaccia l’ordine sociale guardiamo in alto!

Zygmunt Bauman

Una volta era la “ribellione delle masse” che minacciava l’ordine sociale e le tradizioni di civiltà della cultura occidentale. Ai nostri tempi, invece, la minaccia principale sembra venire da chi si trova al vertice della gerarchia sociale, non dalle masse. Zygmunt Bauman conferma questa idea:

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Le 12 soft skills indispensabili per un leader di oggi

Gary Vaynerchuk

Gary Vaynerchuk è un imprenditore americano di origine bielorussa, che ha avuto successo con la sua azienda vinicola. Qualcuno lo ha definito il “Primo Wine Guru” dell’era YouTube, perché è anche un grande esperto di marketing digitale e autore di best seller. L’ultimo di questi si intitola “Dodici e mezzo: sfruttare gli ingredienti emotivi necessari per il successo aziendale”, uscito a novembre scorso.

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Filiere e sfruttamento. Continuiamo a far finta di non sapere

I diritti umani sono dei principi importanti, universali, che nessuno può disconoscere. Come il diritto alla vita, il rispetto dei lavoratori, ecc. E chi si rendesse responsabile di violazione di questi diritti subirebbe un grave vulnus alla sua reputazione, sia che si tratti di un individuo, di una impresa o di un governo.

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Tra assenteismo e presenteismo. Prendersi le proprie responsabilità

Bisogna avere il coraggio di dire che chi non si prende la responsabilità del proprio lavoro in questi tempi è un incosciente. In una situazione complessa e difficile come quella che stiamo vivendo a causa della pandemia, riteniamo che qualsiasi lavoratore, a qualsiasi livello, non possa esimersi dal prendersi la responsabilità di quello che fa. Anche se la sua è una attività che può apparire meno strategica e importante di altre.

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Digitalizzazione: non rinunciamo ad essere cittadini responsabili

Mi sembra opportuno e interessante riportare uno scambio di opinioni tra il sottoscritto e il filosofo Francesco Varanini su alcuni temi legati al suo ultimo libro “Le Cinque Leggi bronzee dell’era digitale e perché trasgredirle”, che invitiamo a leggere.

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La responsabilità: perché facciamo fatica ad assumercela?

Quando c’è senso di responsabilità il senso di colpa diminuisce

Destino, fortuna: se crediamo che siano solo questi gli elementi che determinano il successo nella vita di una persona, forse non siamo sufficientemente motivati. Crediamo che ciò che stiamo facendo (il lavoro prima di tutto) sia l’effetto delle condizioni che ci sono state imposte dall’esterno (decisioni di altri, circostanze, caso, ecc.) e che abbiamo dovuto subire passivamente.

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Nel 2021 i leader dovranno essere coraggiosi, modesti, curiosi e responsabili

Guidare un’azienda in un futuro così incerto come quello che si prospetta nel 2021 non è per i mansueti. Ma non è nemmeno per gli arroganti, i testardi o gli ipocriti. Abbiamo bisogno di gente coraggiosa, ma abbiamo anche bisogno di persone modeste, curiose e responsabili. I leader dovranno impegnarsi non solo nell’ambito delle aziende che guidano ma anche nella salute, felicità e prosperità del pianeta e di coloro che lo abitano. Il lavoro dei leader, in un mondo così segnato da sconvolgimenti e minacce, non sarà mai più difficile né più importante di quello che ci aspetta in futuro. Spero che tutti i leader sapranno affrontare questa sfida.

Paul Michelman è redattore capo di MIT Sloan Management Review