La meritocrazia legittima la disuguaglianza?

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Stabilire come e dove si possa applicare la meritocrazia e, soprattutto se sia necessario farlo, non è cosa facile. Da un certo punto di vista, anche le imprese e i mercati non sono ambienti meritocratici, come sostiene il prof. Luigino Bruni (Università Lumsa), perché le scelte avvengono sulla base di informazioni ex ante mentre i risultati dipendono in buona parte da eventi ex post imprevisti e imprevedibili.

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Conciliare vita e lavoro: pervasività della tecnologia e welfare aziendale (seconda parte)

Intervista ad Elena Barazzetta, ricercatrice. Nel suo lavoro, si occupa principalmente di welfare aziendale, smart working, misure per la conciliazione vita-lavoro. Sulle stesse tematiche affianca inoltre enti privati e pubblici attraverso attività di consulenza.

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Conciliare vita e lavoro: smart working e cyber security (prima parte)

Intervista ad Elena Barazzetta, ricercatrice. Nel suo lavoro, si occupa principalmente di welfare aziendale, smart working, misure per la conciliazione vita-lavoro. Sulle stesse tematiche affianca inoltre enti privati e pubblici attraverso attività di consulenza.

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Il group-think: saperlo smascherare

Il Group-think è diverso dal consenso di facciata, cioè dall’accondiscendenza non convinta o di comodo che in certi casi, e in modo sporadico, i membri di un gruppo concedono per quieto vivere o per evitare contrasti peggiori. Si tratta proprio di un consenso reale e convinto su idee o principi che tutti i membri del gruppo, in relativa buona fede, ritengono corretti.

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Antonio Rinetti: quanti mega manager ultra fighetti ci sono nel nostro Paese?

Abbiamo posto alcune domande ad Antonio Rinetti sul ruolo dei leader aziendali nel nostro Paese e sull’importanza della cultura in azienda. Gli abbiamo chiesto di riflettere su un certo deterioramento del clima nelle imprese e sull’importanza di mettere al centro dell’attenzione prima di tutto la crescita e il rispetto nei confronti dei collaboratori. Le sue risposte sono importanti perché scaturiscono da ultradecennali esperienze sul campo. E, soprattutto i giovani, che aspirano a ruoli di leadership, dovrebbero tenerne conto e farne tesoro.

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Le differenze tra introversi ed estroversi: vi ritrovate?

Gli introversi tendono a: Gli estroversi tendono a:
avere una forte carica interiore ma a sentirsi condizionati dalle persone ricavare una forte carica dall’interazione con le persone
avere un ‘sé interiore’ e un ‘sé esteriore’, quella che si può definire personalità multistrato avere una personalità a un solo livello; si comportano allo stesso modo in pubblico e in privato
avere bisogno di una certa privacy essere aperti e fiduciosi
formulare mentalmente il loro pensiero, prima di parlare pensare ad alta voce
non amare essere al centro dell’attenzione avere piacere ad essere al centro dell’attenzione
imparare osservando piuttosto che facendo imparare facendo
essere a disagio con i cambiamenti sentirsi a proprio agio rapidamente nelle nuove situazioni
avere qualche amico molto intimo, piuttosto che un’ampia cerchia di amicizie occasionali fare amicizia facilmente e avere un sacco di amici
avere una grande capacità di concentrazione essere facilmente distratti
essere riflessivi essere impulsivi
non amare essere inseriti in grandi gruppi e, nel caso, assumere un atteggiamento defilato e poco partecipativo trovarsi a loro agio nei grandi gruppi e pronti ad assumersi dei rischi

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