I Like! And you? L’individuo nell’oceano di Facebook

Il libro di Valentina CroceMi piace! – La ricerca del consenso ai tempi di Facebook” – Edizioni Meltemi, 18,00 euro – ha un approccio scientifico non semplice e richiede un certo impegno, oltre che una conoscenza di tipo sociologico non superficiale. Caratteristiche che potrebbero scoraggiare un lettore poco attrezzato, come il sottoscritto.

Ma, il testo, che è frutto di una lunga ricerca sul campo, quando entra nel vivo dell’analisi delle caratteristiche delle persone che utilizzano i social più diffusi, in particolare Facebook, acquista sempre più interesse e si ha il desiderio di cercare di riconoscersi in una tipologia o nell’altra. In una specie di gioco che in qualche modo assume una sorta di autoanalisi psicologica, in grado di mettere a nudo certi nostri difetti, vizi, tic, debolezze, ecc.

Gli altri sono l’inferno, come dice Sartre, o il riferimento quasi irrinunciabile del nostro io troppo fragile, alla continua ricerca di un palcoscenico sul quale mettersi in mostra?

Semplifichiamo (banalizziamo) al massimo l’approccio culturale della ricerca, sperando di aver capito il concetto.

Nel tempo – dice Valentina Croce – è cambiata la relazione che ognuno di noi instaura con gli altri. In passato l’altro era il nostro metro di misura e di giudizio, la risorsa principale sulla quale impostare i nostri principi funzionali di ordine sociale, come sosteneva Durkheim. Ora, la coscienza collettiva si è così complicata che il soggetto è costretto a ripiegare su se stesso accentuando l’individualismo astratto a fondamento della società moderna, e ridefinendo la soggettività in termini difensivi. L’altro non è più una risorsa funzionale ma è l’unico modo per confermare la nostra stessa esistenza, per rafforzare per quanto possibile la fragilità del nostro io (Goffman). E, in questa operazione di astrazione, l’altro diventa per così dire complice dell’identità altrui, anche senza condividerne la vita reale, in un processo di polarizzazione che ci divide dagli altri anziché unirci a loro.

Secondo l’autrice, Internet ha stabilito un nesso inestricabile tra esistenza e visibilità: se non sei visibile (evidente socialmente) non esisti; è per questo difficile sottrarsi alla lusinga dell’esposizione social che ci dà l’illusione di essere perennemente su un palcoscenico, di poter, in qualche modo, lasciare il segno. La condivisione online assume un valore in sé, al di là del suo contenuto e le relazioni si ridefiniscono in termini di vetrinizzazione di se stessi. La soggettività è la merce più ambita.

Questo è anche il motivo – ma è il mio pensiero – per cui viviamo quasi in una sorta di ipnosi collettiva, spesso uniti da collanti prevalentemente negativi, come la paura, la rabbia, il risentimento, stimolati da sentimenti primitivi, sensazioni più facilmente spendibili via Internet, in un contagio emozionale, per lo più negativo, che favorisce le categorizzazioni semplici e impulsive e contribuisce alla nostra crescente ignoranza.

Chi sei tu su Facebook: Camerata o Misantropo?

Ecco allora che dall’analisi di Valentina Croce escono figure particolari di utenti di Facebook, connotate da specifiche qualità caratteriali: l’Artista che enfatizza la propria attività e promuove se stesso come soggetto creativo; il Camerata, entusiasta, partecipativo, l’”amicone” che condivide frequentemente informazioni personali e degli amici del suo gruppo. A questa tipologia, si contrappone il fuggitivo, il timoroso, l’annoiato con diverse sottospecie come il diplomatico, il criptico, l’asociale; quest’ultimo manifesta il suo disagio e il suo desiderio di abbandonare la piattaforma senza però farlo.

Anche sulle scelte di brani musicali, c’è una vasta gamma di comportamenti: il Soggetto Jukebox, cultore musicale, professionalmente a contatto con questo ambiente; il Nostalgico, che ricorda canzoni della gioventù; l’Animatore, simile al camerata, che, tramite brani musicali, vuol fare gruppo, promuovere iniziative, creare una situazione conviviale; il Moralizzatore che vuole inviare tramite la musica un messaggio sociale o culturale; l’Ammiratore segreto che utilizza la musica per flirtare o esprimere il proprio interesse sessuale, da cui discende il Corteggiatore seriale. C’è poi l’Ermetico, soggetto che allude attraverso brani musicali a sue personali situazioni emotive o sentimentali.

Da “Utente Vetrina” a “Scrutatore non votante” fino al “Selettivo”: le maschere e i volti dei personaggi su Facebook

Le caratteristiche degli utenti di Facebook a seconda dei contenuti che pubblicano, secondo la Croce, si dividono in tre grandi macrocategorie:

L’Utente vetrina (23% degli intervistati) non effettua alcuna selezione dei contenuti, per lui è importante mantenere un rapporto tra la rappresentazione on line e la sua vita reale. A questa categoria appartiene l’Indignato, che esprime lamentele, istanze critiche che si discostano dal suo modo di pensare; il Naïf, che è inesperto e si limita a seguire certi riti di presentazione (saluti, inviti, ecc.); l’Opinionista, che approfitta di ogni evento importante per esprimere il proprio parere.

Nella seconda categoria, quella dello Scrutatore non votante (17%) , l’utente ha deciso di non esporre nulla che lo riguarda personalmente. Ci sono vari modi per farlo: il Rassegnato, deluso per l’inutilità del rapporto con i social network, facile all’invettiva e timoroso di essere oggetto di controllo indesiderato; l’Apatico un disaffiliato, che non lascia trapelare nulla di sé perché ritiene che non sia necessario; il Misantropo, il più critico di Facebook, facile alla minaccia e alla invettiva.

Il Selettivo (la categoria più numerosa, 60%) è rappresentato da colui che compie delle scelte precise sui contenuti da veicolare e ne esistono diversi tipi: l’Impegnato, che espone le proprie idee senza troppo esibire se stesso, il Conviviale che evita di esprimere opinioni su argomenti delicati; il Creativo che si limita a riferirsi alla propria attività artistica.

Facebook: il bisogno dell’approvazione degli altri

Noi ci siamo limitati ad alcuni accenni. Chi leggerà il libro potrà approfondire le varie caratteristiche dei personaggi che frequentano Facebook, ben descritti dall’Autrice, e riconoscersi o riconoscere amici e conoscenti.

Ma se volessimo tirare delle conclusioni, potremmo dire che gli utenti di Facebook mentono? Probabilmente sì, nel senso che sanno gestire le apparenze, recitano in qualche modo la parte che si sono scelta per valorizzarla, enfatizzarla e ricorrono, se il caso lo richiede, ad abbellimenti e menzogne.

Il sistema adottato nella metodologia delle interviste ha cercato di aggirare o eludere eventuali falsità o occultamenti, per portare alla luce aspetti il più possibile autentici. La prima idea che emerge dopo questa lucida e approfondita analisi è che l’altro abbia un’influenza nella vita di ognuno, tanto da renderlo dipendente dalla sua approvazione e costringerlo a ricercare un consenso legato alla necessità di stabilire effetti di reciprocità.

Con il “like” si esprime approvazione per ricevere approvazione, in una sorta di ricerca di conferme continue, che forse dimostrano la generale ed endemica sensazione di insicurezza o solitudine che attraversa il nostro mondo.

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