Raccontami una storia

Jonathan Gottschall

Ci piacciono le storie e ci piace sentirle raccontare. Il business e il marketing se ne sono accorti da tempo e vi fanno ricorso anche perché una storia ben raccontata ha un potenziale di ascolto elevato e un impatto duraturo sulla nostra memoria.

Ma perché ci piacciono così tanto le storie? Jonathan Gottschall ha scritto un libro interessante che si intitola “L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno resi umani” che cerca di spiegare questa nostra innata attenzione alle storie, tanto che anche quando dormiamo la mente rimane sveglia tutta la notte, inventandosi una storia dietro l’altra.

Alla base di tutto, c’è una spiegazione scientifica: quando ascoltiamo una storia interessante nella quale ci immedesimiamo il livello di un ormone chiamato ossitocina aumenta sensibilmente. Si tratta dell’ormone del “benessere” che sviluppa in noi sentimenti positivi come la fiducia, la compassione, l’empatia. Ci spinge a lavorare con gli altri e influenza in modo favorevole il nostro comportamento sociale.

Le storie hanno la capacità di costruire delle connessioni nella nostra mente molto più complesse che quando ascoltiamo delle semplici comunicazioni. In questo secondo caso ci limitiamo a elaborare dei dati che ci vengono trasmessi, in modo freddo e razionale, quando ascoltiamo una storia, al contrario, attiviamo i nostri centri sensoriali.

Un gruppo di scienziati dell’Università di Princeton ha rilevato che quando vengono raccontate delle storie in modo efficace nel cervello di chi parla e in quelli di coloro che ascoltano si attivano i medesimi centri sensoriali, le stesse aree, e questo fenomeno è stato rilevato in modo inequivocabile attraverso la risonanza magnetica. Come se le persone che ascoltano stessero vivendo direttamente l’esperienza raccontata (i neuroni specchio di Rizzolatti confermano questa ipotesi). Insomma, volenti o nolenti, finiamo per calarci nella storia che ci viene narrata. Non solo, ma in certi casi la riviviamo, provando le identiche emozioni dei protagonisti.

Gli uomini sono creature empatiche e come tali reagiscono alle storie, rispondendo al loro innato senso di solidarietà, creando una connessione a livello profondo, anche se la storia viene raccontata attraverso personaggi di fantasia, irreali (animali che parlano) come quelli dei cartoni animati. E ciò accade non solo quando siamo piccoli ma anche da adulti. Le storie hanno il pregio di farci sentire parte di qualcosa più importante di noi, consentendoci quasi di vedere, fuori di noi, il sentimento che proviamo, con una funzione non solo catartica ma anche amplificativa che ci appaga.

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