Come difendersi dai “furbetti” del “disimpegno etico”?

Seconda parte dell’intervento di Claudio Antonelli, Presidente PIU’ – Professioni Intellettuali Unite e Docente di Etica della Professione al Politecnico di Milano.

In un contesto dove sono diffusi gli alibi etici, le persone leali, corrette, sincere e aperte rischiano di apparire come ingenui, condannati ad essere perdenti in un gioco perverso. In verità, lo sviluppo sostenibile non può fare a meno delle risorse leali, generose e con orizzonti ampi, che sono quelle in grado di generare il valore duraturo e responsabile.

Come possiamo eliminare o almeno contenere i rischi indotti dagli alibi?
Il comportamento etico individuale, lasciato isolato in un sistema non-etico, rischia di restare soffocato e di soccombere. Occorre costruire una rete di collaborazione fatta dai soggetti impegnati nello sviluppo del sistema etico. Siamo fautori di una “ Alleanza Etica” tra le persone che condividono i valori etici per la sostenibilità, al fine di fermare l’invasione dei “furbetti” e limitare i danni che essi producono con l’opportunismo.

Per il benessere nostro e di tutti, impegniamoci a costruire e a far crescere una comunità che ci aiuti a mantenere un atteggiamento etico e un comportamento coerente.

Indichiamo nel seguito alcuni precetti operativi a base di un possibile Manifesto di Alleanza Etica per stimolare, avviare e orientare un movimento di costituto da intelligenze, volontà e energie virtuose.

  1. Essere fiduciosi, ma non ingenui.
    Partire sempre con un atteggiamento aperto e di massima fiducia per innescare la fiducia reciproca, tenendo gli occhi ben aperti a non cadere in trappole tese dai finti etici, che sono i peggiori nemici dell’etica.
  2. Smascherare le furbate di opportunismo.
    Quando si rilevano episodi di devianza etica, bisogna fare in modo che tale comportamento divenga noto e riconosciuto come socialmente riprovevole.
  3. Tenere a bada il furbetto che c’è in noi stessi.
    Nessuno di noi è immune dal rischio e dalla tentazione di opportunismo egoistico a discapito della comunità. L’allerta verso l’esterno deve avere riflesso simmetrico di attenzione anche al proprio interno.
  4. Riconoscere le persone leali, farsi riconoscere e mettersi in collegamento.
    Quando individuiamo persone che perseguono e praticano comportamenti etici, dobbiamo dare rinforzo e riconoscimento, creare relazioni di fiducia reciproca.
  5. Costruire alleanza e collaborazione stabile tra i fautori dell’etica.
    Promuovere iniziative di promozione etica e attivare la convergenza di persone che sono in sintonia di atteggiamento. Creare episodi, esperienze e testimonianze di reti etiche da sviluppare.

Per approfondire il tema, è possibile anche leggere il libro scritto da Claudio Antonelli e intitolato “Etica: pane quotidiano”, edizioni Franco Angeli, pag.122, 18 euro.

Una risposta a "Come difendersi dai “furbetti” del “disimpegno etico”?"

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