Ha senso parlare di azienda democratica?

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Pericle

Come abbiamo visto nel precedente articolo-intervista con il prof. Marco Musella, l’azienda democratica sembra un’idea davvero difficile da realizzare, forse perché la stessa definizione di democrazia è vaga e ambigua. Uno dei punti chiave, è questo: anche ammesso che agli stakeholder sia possibile accedere e partecipare con eguali diritti alle decisioni aziendali, i contrasti continueranno ad essere insanabili se il riferimento principale resta semplicemente il profitto.

In altri termini, contemperare i diversi obiettivi dei portatori di interessi (clienti, fornitori, azionisti, senza dimenticare, naturalmente, i collaboratori) potrebbe realizzarsi solo nell’ambito di una visione meno economicista e più sensibile ai valori quali equità, etica, responsabilità sociale e rispetto dell’uomo e della natura, che il neo liberismo spesso pare sia portato a eludere.

Ma, al di fuori della vision di un’impresa, anche nell’ambito più concreto della governance, ci chiediamo se e quanto sia corretto parlare di “azienda democratica”. Ci tornano in mente le parole di Pericle, scritte da Tucidide: “La parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia per il fatto che, nell’amministrazione, esso si qualifica non rispetto ai pochi ma rispetto alla maggioranza”. Ed è una precisazione che fa capire come il termine “democrazia” non sia considerato in senso troppo positivo. Ma come valutare le decisioni della maggioranza?

In un passo delle “Supplici”, Euripide riproduce un dialogo tra Teseo, ateniese ritenuto il fondatore della democrazia, con un tebano, il quale critica il governo popolare sollevando il problema “dell’incompetenza” del popolo. Quindi, forse, anche parlare di democrazia in azienda può essere fuorviante.
Forse, vale la pena, introdurre anche un altro elemento che dovrebbe trovare spazio insieme a quello della democrazia in azienda, cioè quello, non meno importante, della meritocrazia. Anche se, occorre dirlo, non meno ambiguo.

Ma l’evoluzione tecnologica (digital transformation) delle aziende potrebbe essere in grado di bypassare questi limiti, introducendo cambiamenti nei processi, nei flussi di lavoro sotto la spinta di una intelligenza collaborativa che non nasce dai singoli ma è frutto della collaborazione di tutti, in cui ognuno è allo stesso tempo responsabile e autonomo.

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