Il narcisismo deleterio dei social network

Camilla Grebe

Anche nei thriller spesso si trovano spunti interessanti di riflessione sui problemi che a noi stanno a cuore. E’ successo con il romanzo “Sotto la cenere” di Camilla Grebe, nel quale si parla del narcisismo sui social network.

Sintetizziamo alcuni passaggi più significativi che l’autrice mette sulla bocca di un neolaureando ma che probabilmente rispecchiano anche la sua idea, visto che la trama del suo lavoro affronta un caso del genere, naturalmente spinto all’eccesso per ragioni di efficacia romanzesca.

Perché il narcisismo, o per essere più precisi, l’insorgenza di tratti narcisistici nella personalità è in così forte aumento? Due scienziati americani, Twenge e Campbell, autori del saggio “The Narcissism Epidemic: Living in the Age of Entitlement”, hanno dimostrato che dagli anni Ottanta l’insorgenza di tratti narcisistici nella personalità è aumentata tanto quanto il sovrappeso. E questo vale soprattutto per le donne, diventando una vera e propria epidemia.

Mostrare solo la facciata

La società è cambiata. Le strutture sociali si sono frammentate, l’unità più piccola non è più la famiglia ma l’individuo. A questo va aggiunto il successo dei social media. Oltre un miliardo di persone utilizza Facebook ogni mese. E altre piattaforme social stanno crescendo in maniera esponenziale. C’è un legame fortissimo tra la dipendenza dai social media e il comportamento narcisistico. È scientificamente provato e non è poi così strano, perché tutta la questione ruota attorno al fatto di mostrare una facciata che ti dà il massimo possibile di followers, like, commenti o qualunque altra cosa si stia cercando. Le persone hanno sempre avuto bisogno dell’apprezzamento sociale, ma la tecnologia ha monopolizzato la nostra naturale ricerca di risposta sociale e di accettazione. Oggi ci sono persone che non escono quasi più di casa. Si fanno soltanto foto o video in varie situazioni, in vari abiti e pubblicano queste foto sui social media. E tutti i loro amici sono anche loro sulla rete. Possiamo dire che sono cresciuti insieme alla tecnologia.

I matrimoni festeggiati virtualmente in Cina

Un ricercatore cinese ospite all’università di Stoccolma sostiene che in Cina è normale non festeggiare quando ci si sposa. Si va invece dal fotografo per fare molte fotografie con oggetti di scena. Con il bicchiere di champagne in mano o mentre si taglia una falsa torta nuziale. Gli sposi si baciano di fronte a uno sfondo romantico e così via. Tutto solo per poter poi mostrare l’album a familiari e amici.

In Giappone, invece, puoi affittare degli ospiti per il matrimonio (in pratica, comparse), così le foto saranno più d’effetto.

Lo stesso meccanismo vale per le piattaforme social. È come se fosse più importante poter mostrare le foto che aver effettivamente vissuto il proprio matrimonio con la famiglia, con gli amici e con tutto ciò che implica il vero festeggiamento di un matrimonio. Con la differenza che anziché mettere le foto in un album le si pubblicano su qualche piattaforma social. E lì, la possibilità di ottenere conferme è infinita.

L’aberrazione dei selfie ad Auschwitz

Molta gente che visita i campi di concentramento ad Auschwitz si fa una serie infinita di selfie. Come se fosse più importante dimostrare di esserci stati che capire davvero ciò che vi è accaduto.

Questo non è che l’inizio. Internet ha modificato il contratto sociale

È la rete a stabilire le regole di quante volte puoi chiedere «guardami». La vita reale non contiene nemmeno una minima parte delle molte o frequenti opportunità di feedback positivo che offre la rete. Quindi perché concentrarsi sulla vita reale?

Facebook ha vinto? l’esplosione formale di Facebook è avvenuta quando si sono inventati la funzione «I like». Comunque. Quella piccola icona, il pollice in alto, è arrivata a rivoluzionare tutta la rete. Ha cambiato il comportamento delle persone, ha aiutato le aziende ad avere successo o le ha condannate a fallire. Ha generato e fatto cadere presidenti.

I social media cambieranno radicalmente la nostra società

Cambieranno radicalmente noi. E non necessariamente in meglio. Oltre a essere dei drogati dei “like”, c’è il rischio di diventare passivi. Come cambia la nostra percezione del mondo quando partecipiamo a tutto attraverso gli altri anziché viverlo in prima persona? È un po’ come leggere del colore blu, ma senza mai vederlo. Internet ci disgiunge dalla vera realtà. Viviamo attraverso un obiettivo fotografico dove c’è sempre uno strato fra l’individuo e la realtà. Una membrana. E quindi corriamo un certo rischio che le nuove tecnologie ci danneggino. Che ci facciano il lavaggio del cervello e ci conducano tutti a uno stato di apatia.

Per fortuna, sono frasi riprese da un romanzo. La realtà è diversa. O no?

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