Ernest Becker: “Ognuno di noi è un dio seduto sul proprio ano”

L’antropologo e filosofo Ernest Becker ha scritto nel 1974 il libro “The Denial of Death” (“Il rifiuto della morte”). Un libro di grande fascino, anche se intriso di pessimismo, per il quale l’autore vinse il Premio Pulitzer.

Le teorie psicanalitiche di Ernest Becker hanno avuto grande attenzione da parte degli esperti, ma pochissimo successo nei confronti del pubblico (i suoi libri, per esempio, non hanno avuto grande diffusione in Italia). Certo, la sua non è una ricetta facile: bisogna avere il coraggio di “guardare in faccia la morte” senza nasconderla a noi stessi.

Ernest Becker

I cani non si preoccupano della carriera. I gatti non rimuginano sugli errori passati né si chiedono cosa sarebbe successo se si fossero comportati diversamente. Le scimmie non discutono delle loro prospettive future e i pesci non si chiedono se, avendo pinne più lunghe, piacerebbero di più agli altri pesci. L’uomo lo fa. E’ capace di farlo.

Da questo drammatico contrasto tra la nobiltà di quello che sente dentro di sé e la fragilità della materia con cui è costruito il suo corpo nasce, già durante la sua infanzia, la consapevolezza di essere, come dice Becker, “un dio seduto sul proprio ano”.

La paura della morte spinge tutti a darsi da fare per qualcosa. L’unica maniera per distrarsi dalla realtà e della inevitabilità della morte stessa.

Il problema è che il terrore della morte ci condiziona e origina in noi una profonda ansia che è alla base di tutto ciò che facciamo e che pensiamo. L’intera civiltà umana è sostanzialmente il risultato di progetti di immortalità.

E chi non riesce a dare un senso alla propria vita, a sfuggire quell’ immane tritacarne che è il progetto universale cade, secondo Becker, nell’alienazione, nella malattia mentale.

Il suo suggerimento? Dobbiamo cercare di sentirci a nostro agio con la realtà della nostra morte, il terrore primario, l’ansia sotterranea che motiva tutte le ambizioni frivole della vita, e possiamo scegliere più liberamente i nostri valori, senza essere imprigionati dall’illogica ricerca dell’immortalità, emancipandoci dai pericoli delle visioni dogmatiche.

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