L’ignoranza corre su Internet. Attenti agli incompetenti!

Umberto EcoUmberto Eco, recentemente scomparso, aveva più di qualche perplessità sull’uso dei social media. Sosteneva che questi strumenti “danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel“.

Probabilmente Eco non aveva torto. Ma quello che deve preoccupare ancora di più è l’utilizzo che certi gruppi di interesse (politici, aziende, banche, ecc.) fanno dei social media cercando deliberatamente di diffondere informazioni errate o fuorvianti. Perché dispongono di mezzi molto sofisticati per creare confusione nel pubblico e secondo alcune recenti ricerche ci stanno riuscendo alla grande. Tra gli studiosi di questo fenomeno Robert Proctor, ricercatore presso l’Università di Stanford, che a suo tempo ha denunciato depistaggi informativi da parte delle aziende produttrici di tabacco per nascondere gli effetti cancerogeni delle sigarette. Proprio a lui si deve il neologismo “Agnotologia”, cioè lo studio dell’ignoranza indotta, costruita a tavolino per confondere l’opinione pubblica.

Proctor ha studiato i meccanismi di questo tipo di informazione e ha scoperto che spesso il sistema più efficace per far breccia sulle persone è utilizzare il pretesto di un dibattito equilibrato. In altri termini, di fronte a un’idea si ipotizza che esistano diverse soluzioni, altrettanto valide, e che dietro a queste vi siano degli esperti che hanno posizioni diverse. Un esempio è quello dei negazionisti del cambiamento climatico che lavorano con sistemi sofisticati per creare dubbi su questa teoria. In politica, è la stessa cosa: si paventano crisi e situazioni drammatiche per speculare sulla paura delle persone, spesso proponendo soluzioni impraticabili o incostituzionali.

Sembra assurdo che in un’epoca in cui possiamo accedere a un numero incredibile di informazioni tramite Internet siamo decisamente più esposti alla manipolazione e alla disinformazione. Però è così. Bisogna dire che per i grandi problemi di portata politica e filosofica la gente ha conoscenze che nascono da fede o tradizioni o preconcetti, anche difficili da sradicare. Sono distorsioni cognitive che gli scienziati chiamano “bias”. Come sostiene David Dunning, dell’Università di Cornell, la mappa mentale di ogni individuo manifesta dei “bias” quando è condizionata da concetti precedenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici, che causano una distorsione. E’ un atteggiamento probabilmente generato da una componente più ancestrale e istintiva del cervello. (Analizzeremo in un prossimo articolo questo tema affascinante).

Tornando a Dunning, egli sostiene che gli incompetenti, cioè coloro che tirano conclusioni sbagliate e fanno scelte errate, ad esempio nel valutare le informazioni che ricevono, non hanno la capacità meta cognitiva di rendersene conto. Addirittura, soffrono di superiorità illusoria, credendo che le loro competenze siano superiori alla media. Al contrario, le persone molto competenti sottovalutano la loro capacità e soffrono di inferiorità illusoria. In altri termini, alla fine, le persone molto incompetenti si considerano superiori a quelli competenti. E questi ultimi, spesso, diminuiscono lo loro autostima, attribuendo agli altri – meno competenti – un livello di comprensione e abilità almeno uguale a loro.

Se ci avete seguito in questo percorso – ma non ne dubitiamo perché crediamo siate competenti – dovreste avere un po’ più di fiducia nelle vostre scelte…

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