Bullshit jobs. Lavori che non servono a nulla

Yuval Noah Harari

Lo storico Yuval Noah Harari sostiene che “La nostra vita non ha copioni, drammaturghi, registi o impresari – e non ha un senso”. La colpa è della modernità che rifiuta la visione finalistica, straccia il copione e rivendica potere e autonomia. In questo modo, però, sparisce anche quel contesto comune di riferimento, che era una bussola per dare senso all’esistenza.

Harari sostiene che un tempo si sarebbe potuto pensare che anche se “non siamo al corrente del copione, possiamo essere certi che tutto accade per una ragione. Persino quest’orribile conflitto – o la pandemia – ha un significato nel più ampio schema delle cose. In altre parole, possiamo fidarci del drammaturgo: di sicuro la nostra vicenda avrà una conclusione positiva e ricca di significato. Per cui anche la guerra – o la pandemia – porterà qualcosa di buono: se non qui e ora, per lo meno nell’aldilà”.

Tutto questo accadeva prima. Oggi non ha più senso.

Infatti, questo copione, mentre, da una parte, forniva valore ad ogni gesto, scelta e accadimento, al tempo stesso, ingabbiava tutti in ruoli e vicende predeterminate e li condannava a dei finali già scritti. E il prezzo da pagare per poter trovare un senso alla propria vita era molto alto: significava nientemeno che la rinuncia al proprio arbitrio.

Per non rinunciare al proprio libero arbitrio, l’uomo, sempre secondo Harari, ha formulato un progetto che si fonda su un patto faustiano in virtù del quale “gli esseri umani accettano di rinunciare al significato (della vita) in cambio del potere”.

Vittorio Pelligra

Secondo lo studioso Vittorio Pelligra, dell’università di Cagliari, in questo modo l’uomo si espone a una vera e propria “espropriazione esistenziale”: una forma di deprivazione così profonda da cancellare senso, finalità e appartenenze e che genera quel disorientamento collettivo che può sfociare in fenomeni anche quantitativamente rilevanti come quello dei “bullshit jobs”, lavori che non servono a niente e non danno alcun contributo alla società.

Che cos’è il lavoro, in questa prospettiva? Una merce come un’altra (di cui si può anche fare a meno) oppure un “bisogno fondamentale” dell’uomo?

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