La meditazione può vincere i pregiudizi. Cos’è l’effetto nudging. Naufraghi sull’insula?

meditazioneCome è possibile evitare che i pregiudizi ci costringano a decisioni scorrette in qualsiasi ambito operiamo? Il professor Ulrich Kirk della University of Southern Denmark, neuro scienziato di fama internazionale, è convinto, grazie alle numerose ricerche che ha condotto, che la meditazione sia un modo efficace per dominare e vincere i pregiudizi, soprattutto gli atteggiamenti errati (bias) che stanno alla base di certe nostre scelte che riteniamo libere e consapevoli.

Prima di affrontare il tema specifico della meditazione e i suoi effetti sui pregiudizi, Kirk parte dalle analisi approfondite svolte da ricercatori come Amos Tversky e Daniel Kahneman nell’ambito dell’economia comportamentale, sottolineando i successi ottenuti attraverso semplici strumenti che sviluppano una particolare attenzione preventiva, come la Nudging Theory.

Vediamo di cosa si tratta. Sono praticamente dei rinforzi positivi, suggerimenti, premi, azioni indirette atte a influenzare il processo decisionale delle persone (gruppi o individui singoli), senza ricorrere a obblighi diretti, o facendo leva su norme legislative o adempimenti forzati. Un meccanismo per cosi dire “light” che dovrebbe favorire l’acquisizione di abitudini positive. Facciamo l’esempio più famoso: la mosca dipinta nell’orinale per evitare che gli uomini la facciano fuori dal vaso… Ma su questo tema ci sarà l’opportunità di ritornare.

Naufraghi sull’insula?

Per quanto riguarda la meditazione, il suo scopo è quello di creare nelle persone la consapevolezza di sé, cioè la messa a fuoco dei propri comportamenti, in un processo governato dal cervello attraverso un meccanismo chiamato interoception, che è localizzato principalmente nella corteccia dell’insula.

Ricordiamo che il processo decisionale umano è spesso concepito come una competizione tra le funzioni cognitive ed emotive nel cervello. Le deviazioni dai processi razionali si ritiene che possano derivare dal fatto che entrino in gioco imprevedibili fattori emotivi. L’importanza della corteccia dell’insula nel comportamento che porta alla consapevolezza è il riconoscimento degli stimoli e delle sensazioni che partono dall’interno del proprio corpo.

In altri termini, la corteccia dell’insula può essere utilizzata per guidare il processo decisionale evitando distorsioni comportamentali. La maggiore consapevolezza di sé crea un aumento del livello di libertà tra stimolo e risposta. Questo, a sua volta, porta ad una tendenza verso un processo decisionale più cooperativo.

Con la tecnologia di neuro imaging, chiamata fMRI, si è accertata la validità dei risultati che evidenziano la possibilità clinicamente e socialmente importante che la meditazione favorisca la consapevolezza, avendo un impatto positivo negli ambiti del processo decisionale umano e portando a decisioni economiche più razionali negli scambi sociali.

Inoltre, secondo il prof. Kirk la meditazione – oltre che a responsabilizzare le persone nei loro processi decisionali, favorendo il controllo delle loro risposte emotive negative, coltivando così l’inclinazione a prendere decisioni meno parziali e più razionali – è fondamentale per ridurre il livello di stress.

Vi ricordiamo lo snello libretto: “Tessere di te” di Luca Belloni, Elisabetta Ghezzi e Mariagrazia Sferrazza, uno strumento utile per cominciare a capire se stessi, attraverso il modello analitico transazionale degli stati dell’io. Per ulteriori informazioni: ghezzieli@gmail.com

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