Francesca Gino. Alla ricerca del talento ribelle

Francesca Gino

Francesca Gino, ha scritto il libro “Talento ribelle. Perché infrangere le regole paga (nel lavoro e nella vita)”, pubblicato da Egea, €25,00. Nella sua ricerca, l’autrice ha incontrato numerosi personaggi, provenienti dalle più diverse estrazioni sociali, che hanno avuto nei loro rispettivi ambiti grande successo, infrangendo o capovolgendo le regole, scegliendo soluzioni anticonformiste, spiazzando gli altri con atteggiamenti a prima vista distruttivi ma sempre con finalità creative, ponendosi traguardi e obiettivi nuovi, imprevedibili. Personaggi unici che possedevano ognuno quella particolare qualità che l’Autrice ha battezzato talento ribelle.

Francesca Gino ha individuato cinque elementi chiave che caratterizzano il comportamento di questi “geni” ribelli.

Il primo è la novità, la ricerca di tutto ciò che comporta un superamento verso il nuovo.

Il secondo è la curiosità, l’impulso che da bambini spingeva noi tutti a domandare di continuo «perché?».

Il terzo è la prospettiva, ovvero la capacità con cui i ribelli ampliano costantemente la loro visione del mondo per riuscire a scorgerlo con gli occhi degli altri.

Il quarto è la diversità, vale a dire la tendenza a sfidare certi ruoli sociali predeterminati per raggiungere quanti possono apparire differenti.

Il quinto, infine, è l’autenticità, che i ribelli abbracciano in tutto ciò che fanno, rimanendo aperti e vulnerabili per entrare in contatto con gli altri e imparare da loro.

Attenti a distruggere prima di avere in mente cosa costruire…

L’autrice suggerisce ai lettori di cominciare a infrangere le regole, non solo nell’ambito del proprio lavoro ma anche nella propria vita personale. Infrangere le regole arricchisce ogni aspetto della nostra esistenza. Vivere una vita da ribelli è energizzante. Ci si schiude tutto un mondo di esperienze nuove.

L’invito è quello di essere sempre alla ricerca di tutti quei modi positivi di stare al mondo che a prima vista possono sembrare sbagliati, se non addirittura distruttivi. Certe abitudini consolidate ci spingono verso tutto ciò che è familiare e confortevole.

Dobbiamo imparare a «rompere» queste abitudini, come fossero altrettante urne della dinastia Han. Solo allora saremo pronti a trasformarle e, in ultima analisi, a creare le basi del nostro successo.

Distruggere è fin troppo facile!

Quando Gino cita le urne della dinastia Han, si riferisce alla performance di un artista concettuale cinese di nome Ai Weiwei. Cresciuto artisticamente in Occidente, Ai combina diverse tradizioni, in particolare l’arte minimalista e quella concettuale. In una delle sue performance, Dropping a Han Dynasty Urn (Lasciar cadere un’urna della dinastia Han), l’artista ha distrutto un vaso di duemila anni. «Perché mandare in pezzi millenni di storia in un istante?».

Non c’è in questo gesto solo il bisogno di distruggere. C’è la necessità di costruire qualcosa di nuovo, di trasformare, di poter avere una nuova visione. Questo sostiene Gino, anche se da parte nostra non riusciamo a vedere con chiarezza la pars construens.

A noi, che amiamo l’arte antica, l’esempio mette i brividi e ci sembra una dimostrazione eccessiva e, sostanzialmente, assurda, che riporta alla mente certe azioni terroristiche talebane. L’importante è che resti un gesto circoscritto e che l’ansia di distruggere coinvolga piuttosto certi obsoleti sistemi di governance (basati su strutture gerarchiche e burocratizzate di stampo fordista) non più attuali, su cui si reggono, ancora oggi e pervicacemente, certe aziende.

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