Attenti al recentismo. Gli effetti deleteri sul ricordo

Cos’è il recentismo? E’ la tendenza a ricordare meglio le informazioni più recenti rispetto a quelle di più vecchia data. E’ quello che si chiama anche “effetto della posizione seriale”, scoperto dallo psicologo Hermann Ebbinghaus.

Tony Schwartz

Egli osservò che la capacità di richiamare alla mente gli elementi da un elenco dipendeva dalla loro posizione. Gli elementi che si trovano alla fine vengono appresi più di recente e conservati meglio (il cosiddetto effetto recency), che dipende dalla memoria a breve termine.

Questo effetto è frequentissimo quando usiamo Internet e la memoria di lavoro subisce un sovraccarico digitale. Un esempio chiaro ce lo fornisce Tony Schwartz, CEO di The Energy Project e autore di “Be Excellent At Anything” con un bicchiere d’acqua che trabocca.

Schwartz ha spiegato: “È come se l’acqua fosse versata in un bicchiere continuamente per tutto il giorno, quindi tutto ciò che c’era in cima deve fuoriuscire mentre la nuova acqua scende. In questo modo, perdiamo costantemente le informazioni che sono appena arrivate – le sostituiamo con altre più fresche e non c’è posto per contenere tutto.

È un’esperienza molto superficiale; hai in mente solo l’informazione che hai ricevuto per ultima. Ed è difficile per le persone metabolizzare e dare un senso a tutte le informazioni perché ne stanno arrivando così tante e tutte allo stesso modo interessanti che finisci per sentirti sopraffatto perché quello che stai raccogliendo è una quantità infinita di dati senza che sia possibile collegarli tra loro per inserirli in una storia significativa”.

Ancora dal libro di Simonetta FaddaMedia e arte”, citiamo un pezzo che riguarda proprio questo fenomeno in relazione alla comunicazione istantanea consentita da Internet.

Il cosiddetto “recentismo” operante in rete, per cui si trovano sempre al primo posto dell’elenco gli ultimi dati inseriti o quelli più cliccati, porta gli utenti a ritenere che si tratti automaticamente delle informazioni più importanti, generando ulteriori fraintendimenti o, peggio, disinformazione”.

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